31.12.13

Resoconti: i migliori film ViS (2012/2013)

Proprio all'ultimo, come i botti di capodanno... Ancora una breve manciata di ore, e anche questo 2013 volgerà (volerà) al termine. Quindi, prima di qualsiasi altra cosa, sono doverosi i migliori auguri di buon fine anno (e buon inizio) a tutti: tutti quelli che seguono questo blog, o che ci passano solamente come meteore e a tutti quelli che in futuro, avranno occasione di passarci, e di seguirlo. E importantissimo, un augurio speciale va ovviamente a quelli che grazie al loro appoggio, ai loro commenti, alla loro costanza e alla loro simpatia hanno contribuito alla crescita di Visione Sospesa, agli "aficionados" insomma: gente stimabilissima come l'amico Yorick di L'emergere del possibile; bombus (Impervie ardue visioni); Ismaele (Markx7), oh-dae-soo (Il buio in sala), Vittorio (Frammenti di cinema) e via di seguito, tutti gli altri che condividono (e spero continuino a farlo) questo piccolo spazio di cinema (in)visto.

29.12.13

Walker

Tsai Ming-liang
Cina, Hk, 2012
26 minuti

Nulla a che vedere (e per fortuna) con il texas ranger norrisiano (ma non l'hanno ancora ucciso?) che da secoli monopolizza periodicamente le pre-serate mediaset. No, questo Walker ne è l'esatto opposto; lo straordinario (e profondissimo) cortometraggio di Tsai Ming-liang ci svela la figura di un monaco buddista che si limita a circolare a testa bassa per le vie di Hong Kong con un panino in mano e un sacchetto di provviste nell'altra. Nota distintiva: il suo cammino procede con una lentezza tale, da far sembrare la metropoli e tutta l'umanità che lo circonda, come una sorta di flipper impazzito.

26.12.13

Echi #12 | Quattro Notti di un Sognatore

Robert Bresson
Francia, 1971
 

Molto probabilmente il film più sognante di Bresson; distante da quel realismo, spesso crudele, a cui l'autore ci ha abituati. E senza dubbio tra i suoi lavori più minimalisti dove i corpi, inamovibili, plasticizzati come figure scultoree in un affresco di affinità dumontiane, possono veramente rapportarsi a quelle macchie di nero dipinto sospese in un vuoto etereo. Fotografie, che il pittore avanguardista espone allo sguardo trasognato di Jacques, l'artista romantico, eternamente innamorato del sogno; quello sugli amori mai concretizzati, ma riformulati periodicamente attraverso i suoi pensieri, la sua voce, i suoi dipinti...

24.12.13

Heli

Amat Escalante
Messico, Francia, Germania, Olanda, 2013
105 minuti

Due impressioni al volo sull'ultima fatica di Amat Escalante, il nuovo villain del cinema messicano, che ci propone un altro squarcio disilluso sulla condizione di una società oppressa. L'occhio della cinepresa ci svela le distese brulle di una nazione (l'area di Guanajuato, Messico Centrale) sopraffatta dalle violenze, dai traffici di droga e dalla corruzione che contamina soprattutto, e in maniera preoccupante, le forze dell'ordine e l'esercito, coinvolti in una vera e propria guerriglia con i narcotrafficanti.

22.12.13

Euphoria (Ejforija)

Ivan Vyrypaev
Russia, 2006
71 minuti
 

L'incontro tra un uomo e una donna in un villaggio isolato dal mondo. Un amore imprevisto e folle li travolge; un sentimento talmente ardente da convincere la donna ad abbandonare per sempre quelle terre in rovina, lasciando il marito e la figlioletta per seguire il suo sogno. Forse, il sogno atteso da una vita...

19.12.13

Echi #11 | Isabelle Adjani

“Riconosco la parte di me che ha fatto qualcosa di orribile, come una sorella che ho appena incontrato per strada. E’ come se le due sorelle fossero fede e sorte. La mia fede non può escludere la mia sorte, ma la mia sorte non può spiegare la fede. La fede non mi ha concesso di aspettare la sorte e la sorte non mi ha dato la fede. Io soffro, io credo, io sono, ma allo stesso tempo io so che c’è un’altra possibilità, come il cancro o la follia. Ma il cancro e la follia distorgono la realtà, la possibilità di cui parlo va oltre la realtà. Io non riesco a vivere da sola perchè ho paura di me stessa, perchè io sono l’artefice del mio stesso male.”

Isabelle Adjani in Possession (Andrzej Zulawski, 1981)

17.12.13

Phantom Love

Nina Menkes
Usa, India, 2007
87 minuti

Lulu lavora come croupier nel casinò di un albergo di Koreatown (Los Angeles); vive sola, in una delle lussuose stanze dell'hotel. Le sue giornate trascorrono nell'apatia e nel silenzio, spezzato solamente da una voce cronista alla tv (dove scorrono continue immagini di repertorio di un'imprecisata guerriglia - o forse, sono le avvisaglie di una futura apocalisse?) o dagli sporadici incontri con la sorella più giovane (Nitzan), psicotica e gravemente delibitata dall'abuso di psicofarmaci.

14.12.13

Tracce #14 | Dalle profondità del dolore

Krakatau (Mariusz Grzegorzek)
Polonia, 1986
10 minuti

"28, VIII, 1883. Anno della più grande esplosione registrata nell'isola di Krakatau. Causata da un'onda marina dell'altezza di 8 metri che ha ucciso 35.000 persone tra Java e Sumatra. I suoni del disastro si sono sentiti in Australia per un raggio di 5.000 km. In molte regioni della Terra, la temperatura è salita improvvisamente. Alcuni anni dopo l'esplosione, gli osservatori dell'Inghilterra e Stati Uniti notarono dei magnifici tramonti di color blu e la luna che diventava verde."

9.12.13

Au Hasard Balthazar

Robert Bresson
Francia, 1966
91 minuti

"Tu vedi il sentiero, la panchina, i nostri nomi sulla panchina, i giochi con Balthazar... Ma io non vedo niente. Non ho tenerezza, né cuore, né sentimenti. Le tue parole non mi fanno più effetto. La dichiarazione d'amore e la promessa infantile che ci siamo fatti, erano di un mondo immaginario. Non era la realtà. La realtà è un'altra cosa." - Anne Wiazemsky (Marie)

6.12.13

Dealer

Benedek Fliegauf
Ungheria, 2004
136 minuti
 

L'ultima giornata di un giovane spacciatore che in sella alla sua bicicletta, attraversa le vie di una città spettrale e con essa, le non-vite dei reietti che la popolano; distribuendo dosi; alleviando sofferenze; facendosi confessore dei tormenti altrui e cercando di ricostruire quei rapporti, destinati invece a svanire per sempre, nel buio più profondo...

3.12.13

Echi #10 | L'epilogo di Salomè

Salomè (Carmelo Bene)
Italia, 1972
73 minuti

Chiariamo subito che sono l'ultima persona in grado di poter argomentare a dovere su un personaggio/summa qual'è stato Carmelo Bene; sulla sua breve incursione cinematografica/o anti-cinematografica ('67-'73) e sul suo rapporto/demolizione col (e del) cinema per il quale, non posso che indirizzarvi direttamente qui (Dialogo con C.B.), all'analisi senz'altro più ferrata dell'amico Yorick.

1.12.13

Crimes of the Future

David Croneberg
Canada, 1970
62 minuti
 

Secondo mediometraggio dopo il consimile Stereo (1969). Anche se rappresenta gli esordi, Crimes of the Future è un film importantissimo nella carriera di David Cronenberg, perchè è il paradigma di tutte le tematiche che andranno a influenzare il suo successivo percorso cinematografico: dalla malattia (Il Demone Sotto la Pelle - Rabid) alla mutazione (Brood - Videodrome - Scanners - La Mosca); dalla sessualità/omosessualità (Inseparabili - Crash - Il Pasto Nudo) alla psicologia (Spider - A Dangerous Method). Senza contare il peso che le avanguardie americane degli anni '60 hanno avuto sulla formazione del canadese.

29.11.13

Loubia Hamra (Fagioli Rossi)

Narimane Mari
Algeria, Francia, 2013
77 minuti

Una paradisiaca spiaggia dell'Algeria fa da cornice a un gruppo di ragazzini che gioca, sguazza tra le onde, si riposa sotto i raggi del sole per poi inscenare all'improvviso una guerra, che è un'allegoria del dramma storico vissuto dalla popolazione algerina...

27.11.13

Noche

Leonardo Brzezicki
Argentina, 2013
85 minuti


"Il personaggio principale è ossessionato dalle registrazioni audio, quindi ho registrato tutti i "suoi" suoni per Noche. Per almeno un anno, ho registrato ovunque: nei boschi, alle feste e sui treni. La maggior parte delle registrazioni non sono mai state utilizzate. I suoni che si sentono all'inizio del film provengono da una chiesa polacca e sono stati registrati durante una cerimonia di famiglia. Era buio pesto in chiesa e delle fievoli luci si accendevano solo quando il sacerdote entrava. Io non sono assolutamente religioso, ma quel posto mi creava soggezione." - Leonardo Brzezicki

20.11.13

Tracce #13 | Pedro Costa: territorio e spazio

Juventude em Marcha - Colossal Youth (2006) chiude il trittico iniziato con Ossos (1998) e No Quarto da Vanda (2000) sull'esplorazione del quartiere capoverdiano di Fontainhas, periferia di Lisbona. Con un rigore formale mai raggiunto prima, Pedro Costa scava per la terza volta in quel territorio a lui particolarmente vicino (una bidonville che si sta lentamente spopolando, novemila anime in attesa di essere trasferite in nuovi, asettici appartamenti); ne dilata i tempi, ne riconfigura gli spazi e la restituisce al nostro sguardo straniato, ed estasiato, da tale plasticità.

9.11.13

Digressioni #2 | Spring Breakers

Harmony Korine
Usa, 2012
94 minuti


Solo due impressioni del tutto personali, stilate cercando d'essere il più obiettivo possibile.
Inutile riportare qui l'ennesima sinossi di un film che, nel bene o nel male, ha oramai fatto il giro delle sale, del web e della blogosfera, diventando di dominio pubblico, un film che per molti è già considerato oggetto di culto o capolavoro e che per altri, rimarrà comunque un'emerita schifezza. In entrambi i casi, a difetto; perchè non credo che l'ultimo lavoro di Harmony Korine sia talmente eccessivo o scandaloso da rientrare per forza tra quei film che dividono senza mezze misure, come mi è capitato spesso di leggere. Il sottoscritto, si pone al centro delle barricate e riconosce la qualità dell'opera, sia sotto il profilo artistico/visivo (curatissimo), che per quello sociologico.

7.11.13

Visione al TFF: 31° Torino Film Festival

Mancano due settimane all'inaugurazione del 31° TFF ed è giunto il momento di organizzarsi; riuscire a concedersi almeno qualche giornata, tra le nove che costituiranno la manifestazione, per immergersi a capofitto nel buio delle sale e nell'ambiente festivaliero. Il programma è stato consultato meticolosamente e come per il 66° Festival del Film Locarno, la scelta dei film è stata ardua e molte alla fine, le rinunce, a malincuore, soprattutto per l'ultima fatica del "Re del Surrealismo" Alejandro Jodorowsky (La Danza de la Realidad) e altri titoli che avevano attirato fortemente la mia attenzione, tipo Luton, del greco Michalis Konstantatos o La Plaga, di Neus Ballús. In compenso, c'è l'attesissimo documentario su Béla Tarr (il dietro le quinte del suo testamento, The Turin Horse) e riuscirò finalmente ad assorbirmi anche i 148 minuti che compongono l'ultimo Pardo d'Oro (perso a Locarno) Història de la meva Mort di Albert Serra. Inoltre, le pellicole su cui poserò lo sguardo sono pregne di aspettative tali, da poter sopperire alla mancanza delle altre, momentaneamente riposte nel cassetto per il futuro.

5.11.13

Rivoluzioni #2 | Themroc (Il Mangiaguardie)

Claude Faraldo
Francia, 1973
105 minuti

<Spenti i fuochi delle barricate, nei salotti post-sessantottini si sprecarono le pellicole che sposavano "slogan" a "simbolo", scegliendo per i propri strali l'impervia via dell'apologo visionario. La società, l'idea stessa di metropoli "capitalistica" dominata da Regimi post-orwelliani, era uno dei bersagli favoriti da questa cinematografia che sposava didascalici "surrealismi" con sinceri (per quanto spesso ingenui) afflati libertari.> (1)

3.11.13

Expected #3 | Os Residentes

Negli ultimi giorni è affiorato qualcosa. Qualcosa di talmente allettante, che alla fine ha prevalso sull'effigie principale (La Sirga) delle visioni in attesa di questo blog. Un film brasiliano diretto dal critico/curatore/regista/videoartista Tiago Mata Machado; un film, che per la sua natura "rivoluzionaria", si aggiudica a pieno diritto la prima postazione nella categoria expected. Ovviamente, la momentanea irreperibilità di tale pellicola, non può che far accrescere l'aspettazione.
A voi il trailer di Os Residentes...

2.11.13

Chantal Akerman in the seventies #3 | Les Rendez-vous d'Anna

Chantal Akerman
Belgio, Francia, Germania, 1978
127 minuti
 

Anna è una filmaker impegnata nella presentazione del suo ultimo film; i suoi incontri, i suoi viaggi per 'Europa, costituiscono la conclusione del primo itinerario formativo di Chantal Akerman. Osservando Les Rendez-vous d'Anna, si ha la conferma che quanto transita davanti ai nostri occhi è in qualche modo la vita stessa della cineasta belga e la si ha, proprio nel momento in cui assistiamo all'incontro tra Anna e sua madre; da questo colloquio infatti, emergono le stesse informazioni (le difficoltà economiche, la malattia del padre) di cui siamo venuti a conoscenza attraverso quelle lettere inviate realmente dalla madre di Akerman durante la sua permanenza negli Stati Uniti. News from Home, dunque, resta a tutti gli effetti il trait d'union principale con l'opera in questione.

30.10.13

Echi #8 | Il poema afro-cristologico di Catherine Samie

"Io sono l'abbondanza. Io dono, e mai smetterò di donare. Ai miei seni e al loro latte non c'è fine. I miei bambini adorati e ribelli loro prendono, prendono senza dare nulla in cambio. Tagliano le mie ossa per farci carbone. Dilaniano la pelle del mio viso. Sputano su di Me e nella loro ignoranza cacano su di Me.
Marciscono su di Me e mi profanano. 
Hanno trasformato il mio corpo in un deserto. 
Perdonali perché non sanno quello che fanno.
Perdonali perché sono affamati, tanto affamati.

27.10.13

Chantal Akerman in the seventies #2 | News from Home

Chantal Akerman
Francia, Usa, 1976
84 minuti

Notizie da casa, è l'ultimo docu-film di Chantal Akerman tra quelli realizzati durante la sua permanenza a New York e di certo, il più autobiografico del periodo, in quanto gli scatti della metropoli, composti nell'estate del 1976 sempre con il sostegno di Babette Mangolte, fanno da sfondo alla voce fuori campo della regista, mentre legge le lettere che la madre le inviò dal Belgio, tra il '71 e il '73. Scritti, da cui emergono molte cose sulla vita famigliare di Akerman (la crisi economica, la malattia del padre, compleanni, vicissitudini di parentado) e che svelano inoltre, un crescente, quasi ossessivo, stato d'apprensione da parte della madre. Non è da escludere dunque, che questo impaziente desiderio di riabbracciare la figlia il prima possibile, possa aver contribuito a un probabile ritorno anticipato di Akerman in Belgio.

24.10.13

Chantal Akerman in the seventies: part #1 | Hotel Monterey

Chantal Akerman
Belgio, Usa, 1972
59 minuti

E' iniziato alla fine degli anni sessanta, per la precisione nel 1968 con Saute ma Ville, il decennio più interessante della regista/artista Chantal Akerman (nata a Bruxelles nel 1950), conosciuta dai più (specialmente nell'ambiente femminile) per quello che oltre ad essere riconosciuto come il suo capolavoro, rimane forse il più autentico film femminista della storia del cinema: Jeanne Dielman, 23 Quai du Commerce, 1080 Bruxelles.

20.10.13

Sügisball (Ballo d'autunno)

Veiko Õunpuu
Estonia, 2007
119 minuti


"Sai che cosa sei? Sei come un personaggio di Bergman, neanche più umano. Un omino che soffre del silenzio del suo Dio, che si divincola nel suo personale mondo in bianco e nero."
  
Divincolarsi; nell'incomunicabilità e nella solitudine di un'esistenza abulica, negli spazi angusti e soffocanti di una realtà post-sovietica di cui restano solamente macerie, detriti, strutture architettoniche imponenti che emergono dal fango, avvolte nel grigiore autunnale.

16.10.13

Tracce #12 | Ombre e silenzio

Oigo tu Grido (Ahendu nde Sapukai)
Pablo Lamar
Argentina, Paraguay, 2008
11 minuti


«Ahendu nde sapukai è un tentativo di permettere al cinema di compiersi nella sala di proiezione. Lo spettatore è molto importante e credo possa avere una partecipazione attiva e creativa. Non dobbiamo fargli fare una passeggiata ma un vero e proprio viaggio».
- Pablo Lamar


13.10.13

Sudoeste

Eduardo Nunes
Brasile, 2012
127 minuti


Alle prime luci del mattino, Clarissa muore dando alla luce Clarissa, la quale viene cresciuta dalla levatrice (una sorta di fattucchiera) in una baracca sul mare, nascosta agli occhi della civiltà, finchè un ragazzino curioso scopre della sua esistenza. Clarissa fugge per seguirlo, per scoprire assieme a lui (e per sempre, con lui) le meraviglie di un mondo a lei sconosciuto; solca le acque accompagnata dal suo cane, approda sulla terraferma e ne contempla gli spazi, il tempo, l'universo estatico che l'assorbe e che la induce a un torpore che ben presto si tramuta in sonno, sogno, eternità...

12.10.13

Echi #7 | Carole Laure: decantazione scatologica

"La via del regresso si esplica sotto forma di emetismo autoindotto, coprofagia e trance libidinosa. Sweet Movie è visione escrementizia, ed i suoi protagonisti sono il polifosfato organico degli autoritarismi; l'innalzamento patriottico diviene erezione, il quotidiano vissuto come pantomima totale"

- Angelo Iocola - Il rasoio e la luna / guida al cinema surrealista (nocturno dossier n°81)


Miss Monde '84, astro decadente: dal luccichio del fallo aureo del miliardario Mr. Kapital, al delirio surrealista della comune di Otto Muehl.
Carole Laure conturba e si contorce; sprofonda in un lavacro di fluidi dolciari e umori corporei, diffondendo così, un nuovo e stuzzicante slogan: "Provami, sono deliziosa!"... Lei o la cioccolata?

10.10.13

La Belle Bête

Karim Hussain
Canada, 2006
110 minuti


Quei pochi che hanno avuto modo (e coraggio, soprattutto), nel corso degli anni, di accostarsi al visionario cinema di Karim Hussain (classe 1974), avranno di certo compreso dell'importanza che l'onirico ha nei lavori del canadese, il suo affidarsi ai sogni/incubi personali per poi concretizzarli senza limitazioni (e forzature) dietro la cinepresa; disturbare (indubbiamente, se pensiamo a quell'esordio iconoclastico qual'è Subconscious Cruelty, 1999), ma con un'eleganza inecceppibile che lo diversifica all'istante dalla canonicità di un sottogenere (il gore) che mai come in quel periodo si rigenerava di eccessi provocatori e granguignoleschi, attraverso le pellicole (soprattutto provenienti dalla Germania) di autori quali Schnaas, Bethmann e ai quali, il nome di Hussain veniva spesso, ma a torto affiancato.

6.10.13

Geminis

Albertina Carri
Argentina, Olanda, 2005
79 minuti


L'insostenibilità di una scoperta atroce che porta inevitabilmente allo sconvolgimento della middle-class, alla disgregazione della famiglia e alla frattura della mente. Un trauma che genera l'annullamento della memoria e che al contempo, produce un meccanismo difensivo atto a sopportare quell'insostenibilità senza il quale, il dolore avrebbe probabilmente lacerato il cuore di una madre.
C'è una similarità di fondo tra Geminis e The Cement Garden - Il Giardino di Cemento (1993): entrambi trattano un argomento incandescente come l'incesto ed entrambi colpiscono nel cuore del nucleo famigliare, annientandone l'ordine morale e psichico.

4.10.13

Echi #6 | Reygadas e la Luce

“Penso che la maggior parte di ciò che oggi chiamiamo cinema non sia cinema. È teatro filmato o, peggio, letteratura illustrata. Questo, credo, non è il vero cinema. Il cinema dovrebbe essere molto più vicino alla musica. La musica non rappresenta niente, vuole soltanto trasmettere un’emozione. Odio l’idea che un film stia in effetti raccontando una storia! L’importante in un film è cosa prova lo spettatore, non la narrazione. Amo il cinema quando è inquadratura di un albero, o inquadratura del cielo, che narrano per sola giustapposizione, per suono...

2.10.13

Zephyr (Zefir)

Belma Bas
Turchia, 2010
93 minuti


L'undicenne Zefir, figlia unica e profondamente segnata dall'assenza di una madre alla continua ricerca di se stessa, trascorre l'estate nella casa dei nonni, ai piedi delle montagne del nord della Turchia, nell'attesa che la donna ritorni da uno dei suoi viaggi per riportarla in città. Le sue giornate sono scandite da continue scorribande per le colline circostanti, spesso in compagnia di un ragazzino del luogo o aiutando il nonno nella raccolta di funghi e bacche, ma il più delle volte da sola, assai più propensa a interagire con la natura e intenta a seppellire resti di animali di varia specie nel bosco. Quando finalmente la madre fa ritorno, le confida però di dover ripartire per un lavoro di volontariato all'estero e questa volta, forse, per sempre. Dopo la delusione iniziale, Zefir, determinata a non lasciarla andar via, decide di seguirla, fino ad arrivare alla cima di un'imponente altura, dove spesso la donna si ritirava in solitudine...

26.9.13

Rivoluzioni #1 | I Cannibali

Liliana Cavani
Italia, 1969
83 minuti


Questo film, recuperato dall'ormai polveroso archivio delle mie vecchie recensioni, è un buon pretesto per inaugurare un'altra categoria, "Rivoluzioni" e che per certi temi, ben si equipara anche alla sezione "Avanguardie". L'intento è quello di gettare occasionalmente, qualche impressione su di un cinema che a ponte tra gli anni '60/70 era etichettato come sovversivo, anticonformista, un cinema dell'insurrezione ancora una volta atto a trasgredire concetti, regole e valori. Solo pochi titoli, ma che reputo fondamentali nell'aver rappresentato un'epoca che, indiscutibilmente, ha lasciato le sue cicatrici. E quale miglior inizio, se non un film con colui che forse meglio di chiunque altro, ha raffigurato l'immaginario ideologico di tale epoca: Pierre Clementi.

24.9.13

Sueno y Silencio

Jaime Rosales
Spagna, Francia, 2012
106 minuti


Yolanda insegna in una scuola materna di Parigi, dove si è trasferita con il marito Oriol, architetto e le due figlie Alba, e la primogenita, Celia. Durante una gita in Spagna, sul delta del fiume Ebro, Oriol e Celia restano coinvolti in un incidente d'auto nel quale la figlia perde la vita. Dopo essersi risvegliato da un coma che l'ha costretto in ospedale per diversi giorni, per Oriol il ricordo di Celia è completamente svanito, cancellato, come se quella figlia, non fosse mai esistita...
Yolanda (il sogno) e Oriol (il silenzio); una coppia impegnata nella sofferta ricostruzione del proprio rapporto e della propria vita famigliare, dopo che una parte di essa, ha lasciato spazio all'incomunicabilità.

23.9.13

Expected #1 | La Via Crucis

Estratti da Century of Birthing di Lav Diaz (Filippine, 2011)

Dove culminerà la faticosa ascesa di questa donna?... Forse alla vetta della poetica di Diaz stesso; quindi Diaz = Tarr / Century of Birthing = Il Cavallo di Torino?... Staremo a vedere e nell'attesa, vale la pena soffermarsi ad ammirare i suggestivi frammenti di questo lungo cammino.

20.9.13

Tracce #11 | Alves e Lamar: sguardi radicali dal Sud America

Nei crediti di Tremor, appare il nome di Pablo Lamar come curatore del suono; nome che non mi era nuovo perchè legato alla regia di Noche Adentro, cortometraggio argentino da tempo adocchiato e che ora, ho finalmente avuto l'occasione di vedere. C'è un interessante legame tra Ricardo Alves Jr. e Pablo Lamar (due autori da tenere assolutamente sotto osservazione), oltre alla collaborazione in Tremor; entrambi radicalizzano su un cinema (quello contemplativo) già di per sè radicalizzato, asciutto, asettico, ma che genera varchi talmente profondi su cui inevitabilmente si è costretti a riflettere, pensare. Dai loro film, emerge un lavoro che scava in modo ancor più viscerale e sanguigno; un cinema sovversivo che non trasmette parole, ma sensazioni pulsanti e che, in entrambi i casi, segue innegabilmente, ma con dignità, la lezione di un certo Carlos Reygadas.

15.9.13

Locarno 66 #6 | Tremor

Ricardo Alves jr.
Brasile, 2013
14 minuti


Il surreale incipt di Tremor, quarto cortometraggio brasiliano dell'interessante Ricardo Alves jr. presentato nella succosa sezione "Pardi di domani" a Locarno, è di quelli che restano impressi a lungo. Un elegante cavallo bianco, al passo per le vie illuminate di Belo Horizonte, una creatura immortalata in uno scenario di luci e ombre, spaesata come il protagonista Elon Rabin; un uomo alla ricerca della moglie scomparsa, ma soprattutto, alla ricerca di risposte interiori, risposte che a noi, per il momento, rimangono ancora oscure. Alves lo segue costantemente, camera a spalla, nel suo infinito peregrinare per la città; un continuo saliscendi per le scale di edifici che si ergono sul panorama sottostante, attraverso corridoi claustrofobici di ambigue strutture ospedaliere.

14.9.13

Locarno 66 #5 | Nasza Klatwa (Our Curse)

Tomasz Sliwinski
Polonia, 2013
27 minuti


"La candela accesa respira e la si chiama fiamma. Il corpo respira e lo si chiama vita. Ne' fiamma ne' vita sono sostanze ma processi. La fiamma differisce dallo stoppino o dalla cera come la vita dal corpo o l'amore da un ormone."
- John Severinghaus
 

Con questo short-film del polacco Tomasz Sliwinski, siamo nei territori della docu-fiction; una drammatica testimonianza personale a cui il regista ci sottopone con fermezza, documentando la crudele realtà che quotidianamente è costretto a vivere, assieme alla moglie e il bambino appena nato.

11.9.13

Come in uno Specchio (Såsom i en Spegel)

Ingmar Bergman
Svezia, 1961
86 minuti


"Ho avuto paura. La porta si è dischiusa, ma il Dio che è entrato era solo un ragno. Si è avvicinato a me e io l'ho visto in faccia: un viso ripugnante e gelido. Si è lanciato su di me, voleva possedermi ma io mi sono difesa. Vedevo continuamente i suoi occhi così freddi e calmi. Non è riuscito a penetrare in me, così ha strisciato sul mio petto, sul mio viso, e se ne è andato su per la parete. Ho visto Dio."
- Karin (Harriet Andersson)

8.9.13

Camille Claudel, 1915

Bruno Dumont
Francia, 2013
94 minuti

Era alquanto intuibile, per i conoscitori del cinema di Bruno Dumont, che quest'ultimo, atteso lavoro, andasse a penetrare proprio nel periodo più buio della vita di Camille Claudel, focalizzandone tre giorni, del suo conclusivo periodo d'internamento.  
Ma rinfreschiamoci un attimo la memoria: Camille Claudel era una scultrice, originaria di Villeneuve (dipartimento dell'Aisne, a nord della Francia) e sorella dello scrittore Paul Claudel. Nacque nel 1864 e dopo una relazione finita male con il maestro scultore Auguste Rodin, alla morte del padre, nel 1913, fu internata dai famigliari in un manicomio del sud della Francia dove, per 29 anni, visse in attesa di una visita del fratello (con cui comunicava tramite missiva), fino al giorno della sua morte, il 19 ottobre del 1943... Camille, non potè più tornare a scolpire.

6.9.13

Biennale (Venezia 70) 5-9-13 | Jiaoyou (Stray Dogs)

L'attesa per poter rivedere quest'ultimo, immenso lascito (a quanto si dica) al cinema da parte di Tsai Ming Liang, sarà veramente febbrile. Perchè su Jiaoyou sarebbe semplice, nonchè immeritevole, scriverne solo superficialmente elencandone i vari segmenti che compongono la sua struttura epidermica, quella è scontato; nel bene o nel male, s'imprime all'istante e resta indelebile, senza alcuna possibilità di fuga dalla mente dello spettatore, per qualunque corrente cinematografica esso sia portato, poco importa. Una sola visione è niente, per un'opera di tale potenza impressionistica; Jiaoyou và innanzitutto vissuto, metabolizzato e poi rivisto, per poterlo analizzare dettagliatamente in tutta la sua interiorità.

30.8.13

Locarno 66 #4 | Dead End

Tonia Mishali
Cipro, 2013
15 minuti


La crisi economica che ha affossato la Grecia vista come metafora attraverso il "punto di rottura" nella vita di una coppia di anziani; l'età che avanza, la mancanza di attività sociali e lavorative portano ad un'incomunicabilità irreversibile. Chi ne subisce maggiormente è la moglie, sprofondata in una solitudine di cui il marito sembra non accorgersi (e non solo per il problema uditivo), ma che al contrario, affannato dal disperato bisogno di sentirsi ancora giovane, continua imperterrito nelle sue scorribande quotidiane...

29.8.13

Syndromes and a Century (Sang Sattawat)

Apichatpong Weerasethakul
Tailandia, Austria, Francia, 2006
102 minuti


Una struttura ospedaliera immersa nel verde; uno spazio diviso in due tempi distanti e imprecisati che si fa infinito, perchè involucro di memorie (quelle del regista) e di continui ritorni alle origini dell'esistenza. Un intreccio di vite: amori a senso unico, desideri irrealizzati e misteriose attrazioni tra medici e pazienti che si ripetono, per poi dissolversi lentamente in quello spazio...

25.8.13

Tracce #10 | Sulla via di Dolan

Quelqu’un d’extraordinaire (An extraordinary person)
Monia Chokri
Canada, 2013
29 minuti
 

Vediamo di tracciare un iniziale percorso informativo sull'attrice Monia Chokri, nata in Québec nel 1983. Dopo aver studiato al Conservatorio d'arte drammatica di Montréal ed aver recitato in diversi film presentati nelle rassegne di Cannes dai cineasti del Québec più noti fuori dal territorio canadese, debutta ora alla regia con An Extraordinary Person; cortometraggio che racconta di Sarah, una trentenne afflitta da inerzia (nonostante abbia tutte le carte in regola per poter riuscire al meglio nella vita) che una mattina, dopo un inusuale risveglio nel letto di un'abitazione a lei sconosciuta, decide di cambiare la propria vita dando un taglio netto al passato, a cominciare dalle amiche che nel frattempo si sono riunite per una festa di addio al nubilato...

24.8.13

Blancanieves

Pablo Berger
Spagna, Francia, 2012
100 minuti


Ottima reinterpretazione della celebre novella dei fratelli Grimm, raccontata in chiave gotica, presentata tra gli altri, all'ultimo Festival di Torino.
La storia è ambientata negli anni '20 in un paese del Sud della Spagna, la Biancaneve della situazione viene identificata in Carmen, orfana di madre (morta durante il parto) e figlia di Antonio Villalta, un noto torero ridotto su una sedia a rotelle dopo un grave incidente in Arena. La matrigna cattiva (molto cattiva questa volta) è Encarna, infermiera senza scrupoli che ha accudito Villalta durante la sua degenza e che alla fine è riuscita a farsi portare all'altare. Dopo aver ucciso Villalta, la donna cerca di far fuori anche Carmen. Quest'ultima viene salvata da una compagnia di nani toreri e si aggregherà a loro, diventando Blancanieves e decidendo così di seguire le orme del padre. Encarna è però in agguato e la mela avvelenata sta per compiere il suo effetto...

21.8.13

Tracce #9 | Orizzonte di Luce

Light Horizon (Randa Maddah)
Siria, 2012
7 minuti

Si può rimanere incantati da un solo, unico, estetizzante piano sequenza fisso di sette minuti?
La risposta è si, se ci si trova di fronte ad uno spaccato panoramico qual'è Light Horizon, presentato fuori concorso, nella sezione "Focus Syria" all'ultimo Festival del Film Locarno
Le luci in sala si spengono e dopo aver udito un rumore di spazzole che strofinano incessantemente su qualche superficie, dal nero dello schermo ecco apparire un'altra luce: quella della Siria, che illumina il villaggio di Ain Fit (distrutto dalle forze israeliane nel 1967) nelle alture del Golan, stagliate all'orizzonte, oltre uno schermo che si fà triplice ai nostri occhi.

17.8.13

Distant (Yuan Fang)

Zhengfan Yang
Cina, 2013
88 minuti


Locarno: mercoledì 14, ore 18:30, presso La Sala.
La città costiera di Zhenai, distante 1500 km dalla capitale di Pechino, era un tempo un piccolo villaggio di pescatori che, iniziato il suo processo di evoluzione nel 1980, si rivela ad oggi come una zona industrializzata e perfettamente integrata nell'economia cinese ormai in pieno sviluppo. Zhenai è anche la città natale di Zhengfan Yang (classe 1985), la cui trasformazione nel corso del tempo viene immortalata dal giovane regista in questo suo debutto al lungometraggio, dopo una serie di corti realizzati a partire dal 2007, alla sola età di 22 anni.

12.8.13

Visione a Locarno

Qualcuno lo avrà già notato, qualcuno ne è già al corrente direttamente, ad altri non ne importerà giustamente un fico secco ma periodo feriale a parte, per una serie di circostanze (di cui una momentaneamente risolta), questo mese di agosto l'assenza che solitamente domina il cinema di Visione Sospesa ha oltrepassato i confini del mondo in celluloide ed è diventata una realtà concreta di queste pagine. Un solo articolo, scritto purtroppo in fretta e furia e un altro film, di cui avrei voluto parlare (Amer di Hélène Cattet & Bruno Forzani) che verrà per forza di cose rinviato a fine mese o almeno, dopo la veloce trasferta che mi vedrà lontano da questo spazio per un pò di giorni: il Festival del Film di Locarno, giunto ormai alla 66a edizione e di cui, mi sono già preparato al cronometro un allettante programmino (qui il sito ufficiale per chi volesse curiosare tra i titoli in programmazione).

8.8.13

Tracce #8 | Transiti distopici

Transit (Giannis Gaitanidis)
Grecia, 2007
26 minuti


Rarissimo, questo short-film diretto da tale Giannis Gaitanidis; sia per totale mancanza d'informazioni in rete (IMDB a parte, si può visionarne qui una registrazione da una tv locale), sia come esempio abbastanza atipico, se puntellato specificatamente all'interno di quella nuova cinematografia greca, che negli ultimi anni ha saputo distinguersi grazie ad opere di spiccata originalità. Atipico, ma nemmeno del tutto estraneo agli scentrati lavori di Lanthimos e soci, come visione di una Grecia inabissata, non solo economicamente.

31.7.13

Il Dono

Michelangelo Frammartino
Italia, 2003
80 minuti


"Il dono è stato girato in un antichissimo paese, situato sulla costa ionica, da cui proviene la mia famiglia. Le quattro volte in un paese situato a mezzora di là, ed in altri due, distanti parecchie centinaia di kilometri. Nel primo caso, la scelta della Calabria era una reazione contro la difficoltà che c’era nel girare a Milano: i vincoli burocratici … Corrispondeva ad un bisogno di libertà."
- Michelangelo Frammartino