26.9.13

Rivoluzioni #1 | I Cannibali

Liliana Cavani
Italia, 1969
83 minuti


Questo film, recuperato dall'ormai polveroso archivio delle mie vecchie recensioni, è un buon pretesto per inaugurare un'altra categoria, "Rivoluzioni" e che per certi temi, ben si equipara anche alla sezione "Avanguardie". L'intento è quello di gettare occasionalmente, qualche impressione su di un cinema che a ponte tra gli anni '60/70 era etichettato come sovversivo, anticonformista, un cinema dell'insurrezione ancora una volta atto a trasgredire concetti, regole e valori. Solo pochi titoli, ma che reputo fondamentali nell'aver rappresentato un'epoca che, indiscutibilmente, ha lasciato le sue cicatrici. E quale miglior inizio, se non un film con colui che forse meglio di chiunque altro, ha raffigurato l'immaginario ideologico di tale epoca: Pierre Clementi.

"Tiresia: tu ci vedi ma pur vedendoci non vedi in che abisso sei caduto..."

Una Milano livida, grigia e spettrale, con cumuli di cadaveri sparsi per le strade umide fa da apocalittico scenario a questo autentico capolavoro del cinema politico-rivoluzionario italiano post '68. Girato nel 1969, I Cannibali esce in un periodo estremamente interessante e prolifico per questa tendenza cinematografica, assieme al similar filone post-apocalittico e che vedrà in quell'anno la nascita di altre due opere di gran rilievo, entrambe dirette da Marco Ferreri: Dillinger è Morto e Il Seme dell'uomo, quest'ultimo comunque, molto più vicino al film della Cavani per tematiche trattate. La regista rielabora il mito greco "L'Antigone di Sofocle" contestualizzandolo nell'era moderna, focalizzandolo al centro di quel preciso periodo di contestazione e mutamenti che fu la fine degli anni '60. Tiresia, il ribelle protagonista maschile, interpretato da uno straordinario Pierre Clementi in cappotto nero e sciarpone rosso al collo (in un intervista, la Cavani ha confessato che Pierre si presentò sul set veramente vestito in quel modo, tanto che alla domanda delle costumiste: "come lo vestiamo?", la registe rispose: "Vi prego, lasciatelo così"), icona di un potenziale visivo impressionante, appare come un Messia venuto dal nulla (parla una lingua sconosciuta), un rivoluzionario deciso a sovvertire l'assurda regola dello Stato che proibisce tassativamente (pena la carcerazione e in casi estremi la fucilazione) di toccare e rimuovere i cadaveri dei contestatori (individui che hanno rifiutato i condizionamenti della cosiddetta società civile, annientati per disturbo all'ordine e alle sue leggi) dalle strade. Della situazione approfitta la giovane borghese Antigone (Britt Ekland) che, contro il volere della famiglia, si fa aiutare da Tiresia per portare via il corpo del fratello posizionato davanti all'entrata di un bar, per poterle così dare una degna sepoltura. Da questo momento in poi, i due "ribelli" inizieranno con determinazione a trasgredire le regole imposte, cominciando a rimuovere più cadaveri possibili, con il risultato di venir continuamente pedinati dalle forze dell'ordine, con tanto di pastori tedeschi al guinzaglio (la sequenza in cui i due protagonisti corrono nudi per strada inseguiti dalla polizia, ricorda molto le persecuzioni nei campi nazisti) e finire poi, per essere acciuffati e studiati come individui alieni, creature provenienti da un altro pianeta, attraverso alcuni momenti di provocatoria denuncia contro i metodi repressori e violenti usati dalla polizia (Tiresia filmato e analizzato nello studio televisivo come fosse un raro esemplare di animale sociale, l'interrogatorio di Antigone, e ancora Antigone che viene invitata nel salotto dei "potenti", con il volto tumefatto dalle percosse subite, per poter essere strumentalizzata ai loro fini). Conflitti tra padri e figli emergono anche nelle sequenze che vedono il bravissimo Tomas Milian nel ruolo di Emone, figlio del primo ministro, il quale decide di ribellarsi al vecchio ordine costituito per regredire allo status di animale ("voglio diventare un animale", sono le parole di Milian quando il padre lo va a trovare in carcere). Finale in tragedia come da copione, naturalmente, ma che in realtà apre un varco di speranza per le generazioni future...


Come nel grottesco Themroc di Claude Faraldo (che con I Cannibali ha molte affinità), la Cavani rifiuta ogni accento dialogico e sceglie di raccontare soprattutto per immagini, immagini spettacolari in cui la ferocia del sistema diventa una lucida allegoria sconfinante in potenti momenti surreali: il prete che benedice i corpi riversi a terra, seguito dall'autobotte che innaffia le strade; la sequenza della sauna; la chiesa dove entrano nudi Antigone e Tiresia e la colomba che quest'ultimo libera dal tabernacolo dell'altare facendola volare via, esplicativa immagine contestataria del desiderio giovanile di evasione dai regimi di un governo e una classe dominanti. Come sempre grandissime le musiche del Maestro Ennio Morricone dirette da Bruno Nicolai e da ricordare anche l'incisiva canzone che viene suonata nella scena all'interno del manicomio: "Vorrei trovare un mondo", cantata da Dania Colombo e scritta da Gino Paoli.

18 commenti:

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    1. Eh... ma questi mi sà che non sono parenti tuoi, appartengono a un'altra stirpe :D

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  2. Bell'idea questa sezione, entusiasmante, credo che saranno molti i film che dovrò segnarmi, come questo "Cannibali", di cui, per ignoranza, non conosco nemmeno la regista. L'"Antigone" di Sofocle, però, lo conosco parecchio bene, e mi intriga la sua (de)contestualizzazione in quel del Sessantotto italiano, che pare aver prodotto un cinema grande sotto tutti i punti di vista e di cui, ancora, conosco davvero poco, se non i "soliti noti". Complimenti visione, bellissima sezione e interessantissima recensione, esaustiva come sempre - questo, me lo segno subito. Grazie.

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    1. Ma dai? Ero convinto che lo conoscessi, già mi aspettavo accesi dibattiti politico-ideologici (anche un pò marxisti)... :p Vabbè, poi la Cavani è una delle nostre registi migliori, indifferentemente dal genere (questa diciamo che è una digressione dai territori abituali), all'epoca ha fatto il suo, giusto per citarti un titolo fondamentale della nostra cinematografia, "Il Portiere di Notte". Fai benissimo a segnarti "I Cannibali", un "progressista" come te non può assolutamente farselo sfuggire. Non vorrei mai mettere la mano sul fuoco, ma questo ti entusiasmerà di sicuro, sono curiosissimo di sapere che ne pensi :)

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    2. Ovviamente grazie, spero che anche in futuro questa nuova sezione possa incuriosirti !

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    3. "Il portiere di notte", lo conosco solamente di nome, il resto è nebbia. Purtroppo, del cinema italiano conosco davvero poco: classici a parte (Visconti, neorealismo, Antonioni e Fellini), la mia conoscenza è pressoché maculare, per dirti un Dario Argento qui e un Pasolini lì. Di recente, ho visto "L'estate di Giacomo", che, per quanto interessante, mi ha lasciato abbastanza indifferente, come ormai troppa cinematografia italiana mi fa (i vari Sorrentino ecc.). Però questo mi intriga assai, ed è probabile che, spulciando a fondo nella cinematografia nazionale di quegli anni là, qualcos'altro di interessante spunti fuori.

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    4. Però, strano che "L'estate di Giacomo" ti abbia lasciato indifferente. Ok, nulla di visivamente eclatante; è girato con mezzi artigianali, budget risicato, ma bisogna ammettere che è un esperimento più che coraggioso per il nostro cinema, lontano anni luce, a mio avviso, da un Sorrentino e compagni. Film così contemplativi (a parte Frammartino, che non fa testo) si contano sulle dita di una mano, oggi. Poi, sapendo che ti piace Weeresekatul, se ci pensi, in molti hanno giustamente colto una somiglianza notevole con "Blissfully Yours"... Mi sa che stavolta mi sono scottato le mani ;)

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    5. Sì, senz'altro, è un'operazione coraggiosa eccetera, infatti non lo boccio mica: solo, non mi ha lasciato niente. Sì, forse qualcosa di vicino a "Blissfully yours" c'è, ma così come c'è un abisso tra i due film. Comunque, un'opera prima di un certo spessore, soprattutto perché italiana. Sarei curioso di vedere le successive...

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  3. Piace molto anche a me questa sezione. Questo non l'ho mai visto e lo segno subito, soprattutto per l'immagine di quel prelato seguito da una autobotte in una strada piena di cadaveri.

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    1. Grazie bombus, i film non saranno molti (uno ogni tanto) ma fondamentali per quel periodo. Anche per te vale quanto scritto a Yorick, se poi, da quanto ho capito, apprezzi anche le incursioni nel surreale... vai tranquillo :)

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  4. A proposito di cannibali, spizzati "Somos lo que hay" di Jorge Michel Grau, un horror messicano abbastanza atipico, e con sprazzi di cinema contemplativo ben incastrati nell'atmosfera oclofobica che si respira per tutto il film. Eccoti un fotogramma, http://image.toutlecine.com/photos/s/o/m/somos-lo-que-hay-we-are-what-we-are-2-g.jpg. Se riesco a rivederlo, probabile che ne scriva.

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    1. Poco tempo fa ne avevo segnato un altro con lo stesso titolo, solamente americano, ma presentato sempre nella Quinzane des relisateurs di Cannes quest'anno... Questo messicano che mi proponi però sembra decisamente più interessane, poi mi fido del tuo buon gusto. Comunque: esaminato e trovato al volo. Grazie!

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  5. Ottima iniziativa questa "Rivoluzioni"! Il cinema italiano di quegli anni è stato davvero generoso e varrebbe davvero la pena recuperare tutto il recuperabile. Spero prima o poi di poter leggere in questa categoria una tua analisi di "San Babila ore 20", a mio parere il film più rappresentativo di un'epoca tutto sommato ancora recente ma ormai praticamente dimenticata. Ma davvero hai un "polveroso archivio di vecchie recensioni"? Grandissima Liliana Cavani! Questo film me lo sono perso ma "Il portiere di notte" è davvero indimenticabile, così come indimenticabili sono le micro tettine della Rampling, ormai parte incrollabile dell'immaginario erotico di un'intera generazione.

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    1. A me invece manca all'appello "San Babila ore 20", a questo punto mi sa che devo recuperarlo. Il "polveroso archivio" fa parte del primo blog che avevo aperto, un paio d'anni fà e che diciamo, fù una sorta di esperimento, un banco di prova per questo. Ho salvato comunque le recensioni che ritenevo più valide, ogni tanto ne rispolvero qualcuna. Comunque, per questa sezione, oltre ai già citati film di Ferreri e "Themroc" di Faraldo, scriverò di sicuro qualcosa sul folgorante esordio di Marco Bellocchio: "I Pugni in Tasca", quello sì, un vero film rivoluzionario, in tutti i sensi.
      Grazie Obsidian, e grazie ancora per la tua impeccabile recensione su "Martyrs", quel film urgeva assolutamente di un'analisi da tutt'altra prospettiva!

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  6. Mi sa che ti spiano!
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=651737188204282&set=a.187947554583250.50318.185115831533089&type=1&relevant_count=1&ref=nf

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    1. Orpo, che locandina! Molto meglio di quella usata dalla "Rarovideo" per l'edizione precedente... quasi quasi mi ricompro il DVD :p

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  7. Qualcuno sa dirmi dove è stata girata la scena del manicomio dei CANNIBALI? Grazie. Marcello

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    1. Non saprei proprio, probabilmente a Milano, dov'è stato girato il film.

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