7.6.17

Tracce #35: Tenemos la carne (We Are the Flesh)

Emiliano Rocha Minter
Messico, Francia, 2016
80 minuti

Giusto due annotazioni a caldo sull'esordio al lungometraggio di Emiliano Rocha Minter dopo l'interessante Dentro (2013), poichè mi sento già di condividere le medesime impressioni/sensazioni riportate qui, nell'esaustivo articolo di Oltre il fondo: il consiglio è quindi di leggerlo. Qui, invece, mi limito a segnalare relazioni, una manciata di fotogrammi e una possibile origine scatenante al caleidoscopico sottomondo messo vistosamente in scena dal giovane Rocha Minter.

5.6.17

Boris sans Béatrice

Denis Côté
Canada, 2016
93 minuti

Con il gran numero di film archiviati sui quali si potrebbero spendere due parole, perchè scrivere di Côté e un film (presentato alla 66a Berlinale) come Boris sans Béatrice? Non brilla di certo come il miglior Côté (ma nemmeno il peggiore, a dirla tutta, e poi ci arriviamo) quindi, la quasi certezza è un lapsus dell'inconscio dove piccole schegge del film hanno comunque lavorato durante il sonno.

11.5.17

Womb

Scott Barley
Uk, 2017
17 minuti

Nell'"anatomizzare" Womb, l'ultimo cortometraggio di Scott Barley, e il suo movimento di corpi lividi sospesi nel buio, è opportuno partire fin dal principio evidenziando un parallelo che per marcata affinità estetica con lo stile visivo di un autore quale Philippe Grandrieux e i suoi film-installazione più sperimentali (nello specifico, White Epilepsy), potrà anche far storcere il naso a qualcuno o sembrare inglorioso, ma che a modesto avviso risulta essenziale per discernerne con migliore cognizione le finalità.

5.3.17

Echi #30 | Kenneth Anger su Lucifer Rising

Lucifer Rising (visionabile qui)
Kenneth Anger (USA, 1972 / 1981 - 28 minuti)

«Il progetto originale di Lucifer Rising è costituito da due parti, quella distribuita è solo la prima. Ho filmato un’altra parte (insieme, la durata complessiva è di un'ora). Ma al momento possiedo solo la parte prodotta ed ho bisogno di una quantità addizionale di denaro per gli effetti speciali dopo la stampa. La farò uscire su un laser-disc che raccoglie i miei film.

16.2.17

Il lirismo vampirico di Jean Rollin #3: La morte vivante (The Living Dead Girl)

Jean Rollin
Francia, 1982
89 minuti

Se ne fece menzione nella seconda parte di questo "speciale" sul cinema di Jean Rollin, e a distanza di tempo era inevitabile, quanto necessario, un ritorno con il film che ancora ad oggi, dopo una recentissima revisione, chi scrive continua a considerare come la compiuta summa della sua poetica.

4.2.17

Digressioni #6 | Arrival e l'importanza del contatto

Arrival (Denis Villeneuve)
USA, 2016
116 minuti

Trovo che il sottostante e breve pensiero, a suo modo si coniughi abbastanza bene con le tematiche presenti nel film dell'articolo precedente: All the Cities of the North.

Comunicazioni, contatti, liberalità. Il linguaggio rappresentato in Arrival dovrebbe far riflettere un pò tutti (sottoscritto compreso, s'intenda), sulla sua importanza.

2.2.17

All the Cities of the North (Svi severni gradovi)

Dane Komljen
Serbia, Bosnia, Montenegro, 2016
100 minuti

"Il cinema è uno spazio di rifugio, e una macchina fotografica è in un certo senso un'entità disinteressata. Ha il potere di abbracciare tutto ciò che si trova di fronte ad essa. Mi è sembrato logico includere il mezzo cinema nel mio film..."

26.1.17

Annotazioni: 46° IFFR International Film Festival Rotterdam (25 gennaio - 5 febbraio)

Scorrendo tra la vastità di titoli presenti nella programmazione di quest'anno, ci si accorge di come, a prima vista, corti e mediometraggi rappresentino in maniera del tutto personale la principale fonte d'attrazione. E sembra consolidarsi anche una tendenza che negli ultimi anni ha visto l'incremento produttivo di opere adatte a coprire proprio quella fascia di metraggio media, che intercorre tra i trenta e i sessanta minuti.

18.1.17

Vita Brevis (Hannah et le fleuve)

Thierry Knauff
Belgio, 2015
25 minuti

“Vita brevis è un poema sul momento, un'evocazione della fragile e fuggevole danza della vita”. - Thierry Knauff

E l'istante, poetico e di rara bellezza, è già scolpito nelle mani di una bambina che si disserrano con delicatezza sulla fragile figura di un passerotto, svelandone tutta la fugacità dell'esistere.

5.1.17

Sleep Has Her House

Scott Barley
Uk, 2016
90 minuti

Incipt: dal buio abissale che dominerà incontrastato i novanta minuti di Sleep Has Her House, affiorano in lontananza le sagome affiancate di due cavalli (animale prediletto di Scott Barley, simbolo di un'eleganza che ne rispecchia l'operato), mentre il suggestivo rintocco di due note musicali al sintetizzatore, d'incisiva potenza, accompagnano un vento che sembra già inquietante presagio degli eventi catastrofici conclusivi, dove il rumore ambientale finirà per assumere netta predominanza.