27/08/15

Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles

Chantal Akerman
Belgio, Francia, 1975
193 minuti


- "Se fossi una donna non ce la farei ad andare a letto con qualcuno che non amo." - "Non puoi saperlo, non sei una donna."

Quando ripenso agli esemplari riediti in dvd della sempre elogiabile Criterion Collection, la mente non può che soffermarsi su quel manifesto ritraente una donna in cucina, tale Jeanne Dielman, intenta a preparare un macinato di carne. E ricordo che all'epoca, ancora abbastanza profano di certo cinema, durante le prime esplorazioni sul sito incappai pure in un video:

16/08/15

68° Festival del Film Locarno: resoconti personali

Per chi non se la sentisse di leggere fino in fondo (cosa del tutto giustificabile) può saltare direttamente in appendice al post, per consultare l'elenco dei film in crescente ordine di preferenza.

Di ritorno anche quest'anno, per il terzo consecutivo, dal consueto viaggio locarnese che ha visto il sottoscritto immerso nelle proiezioni festivaliere per quattro giorni, vediamo di stendere alcune impressioni al volo su quanto riuscito a visionare durante questa sessantottesima edizione che, ad ogni anno, sembra purtroppo risentire gradualmente degli influssi commerciali dettati dalla popolarità dei festival maggiori.

06/08/15

La Fièvre (A Spell of Fever)

Safia Benhaim
Francia, 2014
40 minuti

Origina e si sospende a tutti gli effetti in quello stato d'alterazione suggerito dal titolo, il paradisiaco mediometraggio rivelazione di Safia Benhaim, giustamente premiato con un Tiger Award (vinto in ex aequo con la coppia Russell/Rivers e i rispettivi corti: Greetings to the Ancestors e Things) all'ultimo IFFR. Un autentico incantesimo, generato dall'incontro/congiungimento in forma onirica di due esistenze, e un solo corpo, al centro di un viaggio che si colloca su due differenti piani temporali, attraverso un accurato montaggio parallelo:

25/07/15

Riflessi della follia #2 | Mosquito the Rapist

Marijan David Vajda
Svizzera, 1976
87 minuti

Liberamente ispirato alle reali e agghiaccianti gesta di Kuno Hoffmann, (il celebre "vampiro di Norimberga"), il poema funerario diretto da Marijan David Vajda è senza dubbio una delle gemme antesignane più ascose, nel già di per sé occulto panorama di film riguardanti, anche solo trasversalmente, il controverso tema della necrofilia.