24.12.13

Heli

Amat Escalante
Messico, Francia, Germania, Olanda, 2013
105 minuti

Due impressioni al volo sull'ultima fatica di Amat Escalante, il nuovo villain del cinema messicano, che ci propone un altro squarcio disilluso sulla condizione di una società oppressa. L'occhio della cinepresa ci svela le distese brulle di una nazione (l'area di Guanajuato, Messico Centrale) sopraffatta dalle violenze, dai traffici di droga e dalla corruzione che contamina soprattutto, e in maniera preoccupante, le forze dell'ordine e l'esercito, coinvolti in una vera e propria guerriglia con i narcotrafficanti.
Chi ci va di mezzo è la famiglia del giovane Heli, la cui sorella minore, Estela, innamoratasi di Beto, un giovane coscritto al corpo di polizia, verrà da questi coinvolta permettendogli di nascondere della cocaina nella cisterna di casa sua... 
Per la terza volta, Escalante fa irruzione all'interno di un nucleo famigliare che qui, da questa ondata di violenza resta travolto, ferito, portandone le cicatrici per sempre. A differenza di Sangre e di Los Bastardos però, qualcosa s'inceppa nell'operato del messicano; nonostante il premio per la miglior regia conferitogli a Cannes, Heli non convince fino in fondo e pur seguendo l'impronta dei precedenti lavori, non ne raggiunge le potenzialità. L'impressione è quella di trovarsi di fronte a un'opera che si divincola affannosamente tra le altre due, senza mai riuscire ad intraprendere una direzione propria; ad emergere, come opera singolare. Più che al connazionale Carlos Reygadas (accreditato tra l'altro nei titoli di coda), Escalante sembra piuttosto tendere al cinema di Brillante Mendoza, almeno in una prima parte, che già dallo scioccante incipt (la lunga sequenza sul volto insanguinato di un uomo - scopriremo in seguito chi - schiacciato dall'anfibio di un militare) ci mette in guardia sulle intenzioni del regista, il quale sembra ripercorrere direttamente l'efferrata strada intrapresa dai protagonisti di Los Bastardos, per poi culminare in un centro, che deflagra in un eccesso di sadismo tale, da risultare alquanto ingiustificato, forse, se non come intento per ricostruire i fatti, ricollegandosi al prologo: "Aprite bene gli occhi, così non vi perdete nulla". E infatti, ma chiuso il cerchio di soprusi assistiamo a un seguito costruito attraverso un'inusuale elaborazione del dramma, che pur rimanendo nonostante tutto la parte migliore, purtroppo si stempera in un finale ermetico e riciclante, in quanto sembra di rivedere Sangre, senza però generare varchi metafisici o lasciare spiragli per riflessioni di un certo interesse. Si disperde nelle sconfinate lande messicane, Heli, e ne resta solamente una ricostruzione: tentata, sotto il profilo introspettivo e forse più riuscita, sotto quello formale. Perchè è qui, che in definitiva ritroviamo quel minimalismo impeccabile, quella fissità che caratterizzava i film precedenti. E con esso, anche lo sguardo di Escalante ora, si decentra, e si discosta dall'orrore; dirigendo la mdp lontano dall'azione (la vendetta), ai margini dello schermo oppure, con incedere più reygadasiano, virando verso un cielo stellato (uno dei frammenti migliori), nel quale Heli può osservare, speranzoso...
Non è proprio il classico film natalizio, ma colgo l'occasione per augurare a tutti, Buone Feste!

7 commenti:

  1. Vedo che anche tu non scherzi coi film natalizi. Come ti avevo accennato per mail, comunque, questo film mi ha convinto solo in parte, o meglio dopo "Los bastardos", secondo me suo capolavoro, mi sembra che Escalante abbia rivolto l'attenzione all'aspetto più fatiscente e adrenalinico della violenza, perdendo quel minimalismo di fondo che sprofondava tutto il resto, violenza compresa, e, per quanto riesca di per sé a costruire un dramma crudo, forte e personalissimo (lontano dall'artificio hollywoodiano e senza mai scadere nel deja-vu), "si disperde nelle sconfinate lande messicane, Heli, e ne resta solamente una ricostruzione: tentata, sotto il profilo introspettivo e forse più riuscita, sotto quello formale".

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    1. Hai ragione, diciamo che mi ha convinto a metà. Personalmente la seconda parte l'ho comunque trovata migliore, ci sono alcuni passaggi in cui Escalante sottrae di brutto, anche la sequenza finale è bellissima per esempio, con Estela sul divano e le tende mosse dal vento, un pò alla "Light Horizon" se vogliamo. Tutta la prima parte invece, sembrerebbe quasi studiata a tavolino per accaparrarsi un pubblico più vasto e se ci pensi, a Cannes questo era in concorso nella sezione ufficiale, mentre gli altri due, nella "un certain regard"...

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    2. Oh, non sapevo fosse nella sezione ufficiale. Sì, credo tu abbia ragione. Cheppoi, 'sta cosa dello studio a tavolino della trama, con tutti gli incastri del genere, mi è sembrata davvero il punto più debole del film, ma forse sono io che sono abituato a quella "libertad" di cui parla Alonso, che, per esempio, per "Fantasma" disponeva di qualcosa come 5 pagine di sceneggiatura...

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    3. Concordo in pieno, infatti Escalante, a mio avviso lo ritroviamo nella seconda metà del film, prima si perde. Poi, sarò ormai diventato allergico agli stilemi da "genere", ma quando la polizia fa irruzione in casa, con i mitra puntati e tutto quello che ne segue, ha iniziato veramente a buttarmi male... :p

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  2. Questo lo aspettavo da tempo, dopo aver apprezzato molto "Sangre". Peccato che tu l'abbia trovato eccessivamente sadico e, in fondo, ripetitivo (l'accostamento, però, a Mendoza non è che mi dispiaccia). Segnato con riserva, allora.
    Buone feste anche a te :-)

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    1. La prima parte ricorda il Mendoza di "Kinatay", si, ma in quel caso il lavoro fatto dal regista è totalmente di sottrazione, nonchè encomiabile; Mendoza non mostra mai chiaramente l'atto violento, devia, sfoca... Siamo a livelli superiori. Comunque, di Escalante ti consiglio "Los Bastardos", al momento il suo film migliore. Buon Natale, bombus :)

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