11.5.17

Womb

Scott Barley
Uk, 2017
17 minuti

Nell'"anatomizzare" Womb, l'ultimo cortometraggio di Scott Barley, e il suo movimento di corpi lividi sospesi nel buio, è opportuno partire fin dal principio evidenziando un parallelo che per marcata affinità estetica con lo stile visivo di un autore quale Philippe Grandrieux e i suoi film-installazione più sperimentali (nello specifico, White Epilepsy), potrà anche far storcere il naso a qualcuno o sembrare inglorioso, ma che a modesto avviso risulta essenziale per discernerne con migliore cognizione le finalità.

5.1.17

Sleep Has Her House

Scott Barley
Uk, 2016
90 minuti

Incipt: dal buio abissale che dominerà incontrastato i novanta minuti di Sleep Has Her House, affiorano in lontananza le sagome affiancate di due cavalli (animale prediletto di Scott Barley, simbolo di un'eleganza che ne rispecchia l'operato), mentre il suggestivo rintocco di due note musicali al sintetizzatore, d'incisiva potenza, accompagnano un vento che sembra già inquietante presagio degli eventi catastrofici conclusivi, dove il rumore ambientale finirà per assumere netta predominanza.

29.12.15

Resoconti ViS 2015 #1 | I migliori cortometraggi (visti per la prima volta durante l'anno)

Affezionati lettori,
come di consueto, giunti alle soglie dell'anno nuovo, è il momento di dare spazio alla prima parte sugli immancabili resoconti del cinema assimilato nel corso dell'anno. Si seguiranno all'incirca le stesse modalità di catalogazione adottate l'ultima volta, con qualche leggera variante. Per prima cosa l'inventario non si baserà sui soli film realizzati durante l'anno ma bensì, importante (ci tengo sempre a precisarlo), su quelli visionati per la prima volta in questo 2015, con la differenza però, che stavolta si è deciso di optare per l'inserimento in lista solamente dei film più significativi, quindi, solo quelli che il sottoscritto considera essere stati i migliori.

22.6.14

Tracce #21 | The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold

Scott Barley
Uk, 2012
4 minuti

Vale assolutamente la pena, quando ci si imbatte in un cortometraggio come The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold, concentrare il proprio tempo su una maggiore esplorazione alla ricerca di autori emergenti che possano contribuire, in futuro, alla diffusione e alla crescita di nuove realtà artistiche nel campo della cinematografia, purtroppo, ancora da molti vista (e concepita) con sguardo alquanto desueto.