21.12.14

Tracce #25 | Sulla via di Dumont

Kain (Kristof Hoornaert)
Belgio, 2009
16 minuti

Ultima rapida segnalazione del mese prima di dare il via ai fatidici resoconti di fine anno. Da qualche tempo, mancavano aggiornamenti nella sezione tracce di questo blog, per tanto, l'esordio dietro alla cinepresa del giovane Kristof Hoornaert è valsa come un'ottima occasione per proseguire la ricerca su autori emergenti e corti misconosciuti, pienamente meritevoli di menzione. Tra l'altro, questo Kain ci arriva direttamente dalla 59a Berlinale, dov'era in competizione nella sezione short, e si è pure guadagnato parecchi riconoscimenti festivalieri.

6.10.14

P'tit Quinquin

Bruno Dumont
Francia, 2014
203 minuti

Nel villaggio di Boulunnais, a nord della Francia, misteriosi avvenimenti scuotono l'ordinarietà della vita che trascorre in questa piccola comunità rurale, suddivisa tra lo svolgimento delle mansioni agricole e le feste di paese. Una coppia di strampalati ispettori, indaga infatti sui ripetuti ritrovamenti di carcasse bovine al cui interno si celano i corpi fatti a pezzi di alcune donne. Il giovane Quinquin, accompagnato dall'inseparabile fidanzatina e una banda di ragazzini al loro seguito, incuriosito dagli eventi decide d'intraprendere la sua personale indagine...

22.6.14

Tracce #21 | The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold

Scott Barley
Uk, 2012
4 minuti

Vale assolutamente la pena, quando ci si imbatte in un cortometraggio come The Ethereal Melancholy of Seeing Horses in the Cold, concentrare il proprio tempo su una maggiore esplorazione alla ricerca di autori emergenti che possano contribuire, in futuro, alla diffusione e alla crescita di nuove realtà artistiche nel campo della cinematografia, purtroppo, ancora da molti vista (e concepita) con sguardo alquanto desueto.

13.1.14

Echi #13 | Bruno Dumont: l'interiorità

"Un film è un oggetto mentale. E' scaturito da una sensazione. E' simile a un parto. Quando lo si filma, un paesaggio cessa di essere un paesaggio, diviene il clima interiore del personaggio. Io non filmo le Fiandre, filmo l'interiorità del personaggio. Quando vedete una soggettiva di Pharaon che guarda il cielo, siete nell'interiorità di Pharaon. Ed è giusto sottolineare come i miei film, sono prima di tutto dei film mentali. Per questo non sopporto di sentir dire che Bruno Dumont è un regista sociale. Non è sociale, è profondamenti interiore."

Bruno Dumont - portrait d’un artiste en trois mouvements

9.12.13

Au Hasard Balthazar

Robert Bresson
Francia, 1966
91 minuti

"Tu vedi il sentiero, la panchina, i nostri nomi sulla panchina, i giochi con Balthazar... Ma io non vedo niente. Non ho tenerezza, né cuore, né sentimenti. Le tue parole non mi fanno più effetto. La dichiarazione d'amore e la promessa infantile che ci siamo fatti, erano di un mondo immaginario. Non era la realtà. La realtà è un'altra cosa." - Anne Wiazemsky (Marie)

8.9.13

Camille Claudel, 1915

Bruno Dumont
Francia, 2013
94 minuti

Era alquanto intuibile, per i conoscitori del cinema di Bruno Dumont, che quest'ultimo, atteso lavoro, andasse a penetrare proprio nel periodo più buio della vita di Camille Claudel, focalizzandone tre giorni, del suo conclusivo periodo d'internamento.  
Ma rinfreschiamoci un attimo la memoria: Camille Claudel era una scultrice, originaria di Villeneuve (dipartimento dell'Aisne, a nord della Francia) e sorella dello scrittore Paul Claudel. Nacque nel 1864 e dopo una relazione finita male con il maestro scultore Auguste Rodin, alla morte del padre, nel 1913, fu internata dai famigliari in un manicomio del sud della Francia dove, per 29 anni, visse in attesa di una visita del fratello (con cui comunicava tramite missiva), fino al giorno della sua morte, il 19 ottobre del 1943... Camille, non potè più tornare a scolpire.

14.5.13

Paraisos Artificiales

Yulene Olaizola
Messico, 2011
83 minuti


Chiusa la parentesi "case possedute", meglio ricatapultarci in paesaggi imperturbabili, sicuramente più appaganti.
Luisa, una giovane donna affetta da dipendenza da Chiva (eroina), prende alloggio in un piccolo hotel situato sulla costiera ecologica di Los Tuxtlas (Veracruz),  con la speranza che la tranquillità di quel luogo possa condurla verso la via di un tentato recupero, cosa che non è riuscita a portare a termine a Città del Messico. Tra i pochi abitanti che popolano la zona conosce Salomon, un contadino sulla sessantina, vedovo, dedito ad alcol e marijuana e con cui la ragazza instaura subito un rapporto di complicità...

3.5.13

Flandres

Bruno Dumont
Francia, 2005
87 minuti


"Lo spettatore è “pieno”, sceneggia, interpreta. Per stupirlo occorre “svuotarlo”. Il mio film cerca di lavorare il cuore dello spettatore, di modificare il suo sguardo. Le Fiandre sono un mistero per me. È la mia terra natale: viscerale, sensibile, irrazionale. La cinepresa diventa un microscopio, un apparecchio che scruta il soggetto: ho bisogno della terra per filmare gli esseri umani. Filmandole, le Fiandre restituiscono una parte dell’esistenza umana."
(Bruno Dumont)
 
Andrè Demester (Samuel Boidin, già visto in L'Età Inquieta) è un giovane contadino che lavora nella sua fattoria, situata nelle fredde campagne della Francia del Nord.

28.3.13

Echi #1 | Bruno Dumont

Nell'attesa di ispirazione per parlare di qualche altro film, voglio nel frattempo inaugurare una nuova sezione (categoria, etichetta, chiamatela come vi pare) che battezzerò ECHI e che utilizzerò per inserire citazioni, pensieri, riflessioni e frasi più o meno celebri di vari autori/artisti. Naturalmente, tutto quello che per una cosa o per l'altra, possa rientrare in sintonia con il cinema quì rappresentato. E Mi sembra giusto iniziare con uno degli esponenti più significativi di questo cinema, Bruno Dumont e una sua frase, detta durante un intervento alla Cineteca di Bologna e che rispecchia molto da vicino il mio pensiero.