14.7.13

Aita

José Maria de Orbe
Spagna, 2010
82 minuti
  
Un'antica dimora basca del tredicesimo secolo, logorata nel tempo e avvolta nel silenzio del parco circostante. L'anziano custode addetto alla sua manutenzione ne subisce irrimediabilmente gli influssi reconditi...

“Io non guardo quasi mai film, soprattutto quelli mainstream. Sono solo la solita storia presentata in modo diverso. Giocano con i sentimenti degli spettatori e li manipolano.”  
- José Maria de Orbe

Il curioso girato di de Orbe infatti è qualcosa che fugge dal semplice concetto di film o meglio; il film viene quì destrutturato oltre i suoi canoni precostituiti e ricomposto attraverso storici frammenti che rievocano la tradizione iberica più documentarista. Opera d'interpretazione del tutto soggettiva, Aita può apparire come un'originale rivisitazione di certi classici del terrore (mi viene in mente per esempio The Legend of Hell House di John Hough) o più adeguatamente, come un misterioso reperto archeologico che riemerge dai trascorsi del tempo per collocarsi nelle avanguardie artistiche contemporanee, creando una suggestiva unione tra pellicola e digitale, passato e presente, luce e buio. La luce soprattutto, quella sovrannaturale che si rivela a noi sotto forma di un cerchio luminoso a pieno schermo e che incessantemente perseguita il custode; un bagliore che interrompendo il flusso onirico dell'uomo, ne riflette l'immagine speculare in un'era remota. Quella luce è lo spettro abbagliante della Spagna pre e post-franchista: i suoi eventi, i conflitti civili, le rinascite culturali e cinematografiche (come non pensare al bellissimo Lo Spirito dell'alveare di Victor Erice, nella scena in cui due bambine esplorano le camere al piano di sopra), rivivono come una proiezione a sè stante sui muri della dimora. Facendo riferimento a Namai di Bartas, la casa è quel luogo conservatore di memorie (anche autoreferenziali, visto che de Orbe ha realmente ereditato la villa), che continua a respirare di vita propria assorbendo l'esistenza del suo custode; un uomo, che ormai parte integrante di quelle mura, ne ascolta ipnotizzato i cori mistici che riecheggiano dalle intercapedini, aggirandosi consumato da una stanza all'altra contemplandone spazi e forme, assorto in un'oscurità per lui oramai inesistente. E così il buio svanisce anch'esso nei recessi della memoria e può essere rispolverato solamente attraverso le sporadiche conversazioni con il sacerdote della chiesa adiacente. E tra curiose divagazioni su "come dopo la morte si possa sentire quello che la nostra volontà si è sempre rifiutata di ascoltare" e racconti dal sapore inquietante (le ossa dei bambini in giardino), si alimentano ulteriori ricordi di cui quella dimora, necessita per continuare a vivere.

6 commenti:

  1. Dalla tua esauriente descrizione , la pellicola risulta molto convincente...
    E pure contornata da stupende foto di dimore Basche..
    Grazie e buina serata!:)

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    1. Grazie a te Nella! Ti avverto però che è un film molto particolare e soprattutto di una lentezza estrema. Se ti piacciono le dimore basche potresti anche apprezzarlo, ma è cinema per cinefili avvezzi a questo stile.
      Visto che hai un blog musicale, per farti un paragone così al volo, Aita è come se equivalesse all'album "Medulla" di Bjork ;)

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  2. Basterebbe soltanto il riferimento allo "Spirito dell'alveare" per metterlo subito in lista. Le immagini, bellissime, sono inquietanti quanto basta, e la trama, anche se destrutturata, sembra interessante. Grazie!

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    1. Mi sono appena rivisto Lo Spirito dell'alveare e devo dirti che le assonanze sono veramente tante, il richiamo è molto più forte di quello che ricordavo. Ovviamente il film di Erice è di tutt'altro spessore, ha una struttura narrativa da cui se ne possono trarre parecchi spunti interessanti. Ma vedrò se in settimana riesco a parlarne.

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  3. O_________O

    Cribbio, su IMDb ha una media oscena, eppure m'ispira parecchio dalla tua rece... eMule, vero?

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    1. Non guardo mai le valutazioni su IMDB e database simili, la mia fonte principale rimane sempre MUBI e anche lì, vado quasi sempre a istinto ;) Mulo si, ma è un pezzo che c'è l'ho, prova a vedere se lo trovi ancora... Comunque come diresti, è contemplativo all'ennesima potenza!

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