21.6.13

Tracce #6 | La Culla della Strega

Witch's Cradle (Maya Deren)
Usa, 1943
12 minuti


Grazie al successo del suo primo film, Meshes of the Afternoon (1943), la regista Maya Deren (Eleanora Derenkovskaja) si procurò una certa notorietà negli ambienti dell'avanguardia newyorkese, dove ebbe modo di conoscere e frequentare vari personaggi intellettuali. Tra questi, l'artista Marcel Duchamp, creatore di quell'Anemic Cinema (1925) che assieme ai lavori di Man Ray e Renè Clair, diede il via ai primi guizzi surrealisti dell'avanguardia parigina. Ed è proprio con Duchamp che la Deren ha realizzato Witch's Cradle, lavoro incompiuto girato nel museo Guggenheim nel 1942, in occasione dell'esposizione Art of this Century, nell'area della sezione surrealista allestita dallo stesso Duchamp.
Le immagini del girato sono state successivamente recuperate e montate dall' Anthology Film Archives dopo la morte della regista, dunque non sapremo mai cosa effettivamente la Deren avesse intenzione di realizzare. Da quel poco che si può intuire, sembrerebbe che Il perno centrale della storia ruoti attorno alla stregoneria e alle sue relative forme di credenza (il titolo già lo dice), inoltre, conoscendo la particolare attenzione che la regista riponeva nelle credenze Vodun, tanto da aver compiuto tra il 1946 e il 1954, tre viaggi ad Haiti per studiare e filmarne riti e culture, aumenta le possibilità che il suo intento fosse proprio quello di fare un film basato su questi argomenti.
La bellissima protagonista, Pajorita Matta (ottima la scelta), interpreta quella che dovrebbe essere una strega, con il cerchio magico tatuato sulla fronte "is the end is the beginning" in segno di circolarità, inizio e fine. Marcel Duchamp è l'uomo che s'intravede "giocherellare" in giardino con delle corde tra le mani, funi che s'intrecciano tra loro fino a formare una tela che fora di prepotenza l'obiettivo, diventando immagine principale di tutto il cortometraggio. Altre sequenze di forte impatto sono: un cuore che pulsa fino a fermarsi, l'immagine della ragazza che si riflette allo specchio e le carrellate per l'immensa stanza allestita con tendoni neri. Chissà quale sarebbe stato il risultato se il film fosse giunto a compimento, ma osservando quei brevi ed incisivi scarti di montaggio, non è da escludere un'opera che avrebbe potuto superare anche Meshes of the Afternoon.
Adagiatevi pure quì 

4 commenti:

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    1. Prego! Interessante più che altro come tassello per avere il quadro completo della breve, ma antesignana filmografia di Deren.

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  2. Cribbio, come ho fatto a dimenticarlo? Una volta mi strafogavo di 'sta roba, ora c'ho perso proprio la mano. Duchamp, poi, non può che essere amato da un warholiano :D Grazie per la segnalazione, come sempre ghiottosissima. La Deren, poi, per me era rimasta solo un nome e niente più.

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    1. Infatti è una segnalazione vecchia, ripescata dai miei archivi e leggermente corretta in qualche passaggio. Scritta quando anch'io mi abbuffavo di corti sperimentali post "Un Chien Andalou" ;)
      La Deren comunque meritava, penso sia stata la massima esponente dell'avanguardia americana di quel periodo, il corrispettivo oltreoceano di Bunuel, Duchamp e compagni del primo movimento surrealista francese.

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