23.6.13

Djeca (Buon Anno Sarajevo)

Aida Begic
Bosnia, Francia, Germania, Turchia, 2012
90 minuti


Rahima e Nedim, sorella e fratello orfani della guerra in Bosnia, vivono a Sarajevo tenuti sotto osservazione dai servizi sociali. Rahima, reduce da un'infanzia tormentata, trova conforto attraverso la conversione alla religione islamica e lavora in nero come cuoca in un ristorante, mentre Nedim, studente, è continuamente nei guai, originariamente causati dal litigio con il figlio di un potente ministro. La preocuppazione della sorella aumenta quando scopre che il ragazzo, è inoltre coinvolto nel contrabbando d'armi...
Secondo lungometraggio della bosniaca Aida Begic dopo l'apprezzabile Snijeg (Snow), seconda incursione in quel territorio natale, che a distanza di anni è ancora profondamente segnato dalle cicatrici della guerra. Una Sarajevo odierna, messa nuovamente in ginocchio dalla crescente crisi economica e dalla corruzione politica. Una situazione drammatica a cui Rahima e Nedim tentano di sopravvivere, reagendo ognuno in maniera diversa: la profonda insofferenza del fratello minore non può che accentuare il senso di responsabilità che la sorella ha come dovere nei suoi confronti. E il personaggio di Rahima è costantemente sotto controllo, dai servizi sociali, dalle forze di un'ordine sregolato, dallo sguardo diffidente della gente che non vede di buon occhio il suo orientamento religioso, ma soprattutto dalla convulsiva camera a mano con cui la regista ne segue incessantemente il percorso, attraverso le piazze di quella città, che in occasione dell'atteso capodanno si trasforma in cassa di risonanza degli orrori del passato. Nel finale ad ogni modo, ci sarà la riconciliazione fraterna e la speranza per un futuro migliore.
Diciamo che per Djeca, quanto scritto finora vale come semplice segnalazione, ne più, ne meno, di un meritevole film d'autore, perchè personalmente, nonostante l'importanza del tema socio-economico, osservando l'opera nel suo complesso, non ci si discosta poi granchè da una messa in scena d'impianto tipicamente dardenniano (camera gettata addosso ai protagonisti in perenne movimento) e come per Snijeg, ci si accomoda seguendo una vicenda che in definitiva, scivola via senza riservare particolari sorprese... Tuttavia, il nocciolo della questione viene ora.


Ci sono due opinabili annotazioni da fare, che differenziano il cinema di Begic da quello dei fratelli belga e che per il sottoscritto, valgono come motivo d'interesse per l'inserimento del film tra le "visioni sospese". In Djeca, il pedinamento che la m.d.p compie su Rahima oltrepassa azioni e movimenti del corpo (e sotto questo aspetto forse, le pellicole dei Dardenne più accostabili sono Rosetta e Il Figlio), penetrandolo e contemplandolo per lunghi attimi nella sua interiorità, ancorato sul divano di casa o sotto un ponte. In questi frangenti ne emerge un'indagine a livello sensoriale dove la regista riesce a catturare maggiormente l'attenzione tramite un'elevata insistenza sul lacerante reparto sonoro, letteralmente esplosivo (i botti del capodanno rievocano angosciosamente i bombardamenti della guerra) e l'inserimento di incisivi flash-back, drammatici frammenti di repertorio del conflitto, che ricorrono nei pensieri della protagonista facendone riemergere tutto il dolore vissuto nell'infanzia, non solo individuale, ma di un'intera generazione (da quì l'origine del titolo) che oggi ne riporta ancora le ferite.
E a questo punto è assolutamente d'obbligo soffermarsi per evidenziare una curiosità interessante, un'osservazione che da quello che ho avuto modo di leggere in rete non è mai emersa, una caratteristica che ancora una volta fa si che le mie preferenze vergano su Aida Begic, più che ai Dardenne Brothers. Da quanto potuto constatare, già con Snijeg (la scena di una bambina sotto la neve), sembrerebbe che la regista bosniaca abbia oltretutto una predisposizione per certe incursioni nel surreale, dimostrando di possedere una cultura cinematografica non indifferente, che scava proprio nelle avanguardie più remote. E' una nota che solamente i più avvezzi possono afferrare, ma la sequenza del sogno di Rahima è un omaggio lampante al cinema di Maya Deren (e non è un caso, il post precedente serve da connettore) e al tempo stesso è metafora delle conseguenze della sua conversione religiosa, del suo celarsi sotto un velo, simbolo del diverso, di un disagio che il suo inconscio, forse non vuole più accettare (infatti il sogno avviene dopo una conversazione con l'amica in cui si discute di tale scelta). Tra le macerie di edifici decadenti, Rahima segue il suo alter-ego, una persona celata sotto lo chador, che noi vediamo sempre di spalle finchè nell'istante in cui si gira, possiamo osservarne il volto coperto da uno specchio. E chi ha occhio, non può non cogliere anche quel fiore impresso sulla parete, lo stesso fiore che in Meshes of the Afternoon, la medesima figura enigmatica, si accinge a raccogliere dal letto. 

Confrontare per credere!

19 commenti:

  1. Attento osservatore il nostro Frank....
    Ho confrontato( San Tommaso mi fa un baffo) e effettivamente il fiore c'è...
    Film difficile , poco scorrevole, ma se piacciono le atmosfere particolari, affascinante.
    Bel blog , mi iscrivo...
    Sarei felice tu ricambiassi, grazie!
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

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    1. Cara Nella, apprezzo la tua curiosità nell'aver controllato le scene citate e ti ringrazio per il seguito.
      Naturalmente ricambio, però ti avverto che non posso garantire in commenti, per tempo, ma soprattutto perchè purtroppo hai beccato uno che di musica rock/pop non ne capisce una mazza, sono totalmente estraneo al settore :) Spero in futuro ci sia comunque modo di confrontarci su qualche articolo. Grazie ancora!

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    2. Vedrai caro Frank che avremo senza dubbio un punto d'intesa...
      Per ora salvo il tuo blog tra i preferiti e ti ringrazio di cuore della tua sollecita iscrizione..
      Un abbraccio!

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  2. Meshes of the afternoon è affascinante ed inquietante, i due della Begic non posso far altro che aggiungerli alla lista, purtroppo.

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    1. Ti consiglio a questo punto di cercarti con tutta calma Djeca, lo trovi facilmente in italiano. Per Snijeg purtroppo solo sottotitoli in inglese, inoltre l'avevo visto parecchio tempo fa.

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  3. C'è da dire che hai un occhio invidiabile, visione! Comunque, a parte "Rosetta", non conosco uno dei film che hai citato: imbarazzante. L'est Europa, però, è una cinematografia che mi incuriosisce moltissimo, perché sempre ricca di significati velati, simbolismi, ma senza mai perdersi troppo nella retorica del cripticismo, e anzi capace di far emergere questo dalla quotidianità, quindi incastrandolo bene nella trama (cosa non da poco. Lynch, per esempio, non ci riesce). Mi accodo a bombus: segnato anche questo, purtroppo.

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    1. Grazie Yorick! Beh, con Rosetta secondo me ti sei già visto uno dei Dardenne migliori, tanto gli altri loro film ci girano attorno, molto regolarmente e senza mai eccedere in chissà quali sorprese. Sono perfettamente d'accordo sullo stile che contraddistingue i paesi dell'est, è una cinematografia in cui riesci sempre a trovarne un significato, anche il più nascosto e su Lynch che dire... E' indubbiamente un grande regista, generalmente mi piace, ma troppo spesso mi è capitato di leggerne apprezzamenti forse eccessivi? Chissà perchè quando si pronunciano frasi tipo "onirico, sogno, inconscio, surrealismo", la maggior parte fa riferimento immediato a Lynch, neanche fosse l'unico regista sulla terra ad aver sondato certi territori. lo posso capire per un capolavoro come "Eraserhead", o anche (non agli stessi livelli però) "Inland Empire". Ma francamente per film come "Mulholland Drive" o "Strade Perdute", mi sembra un pochino sopravvalutato. Il Lynch migliore ad ogni modo resta quello degli esordi, comprensivo di tutti i suoi corto e mediometraggi (The Alphabet, The Grandmother, ecc.). Non so se condividi...

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    2. Scusa l'OT, ma sei una delle poche persone che, finalmente, si concedono criticamente a Lynch. A me "Strade perdute" non è dispiaciuto, specie se rivisto dopo aver letto quel favoloso saggio di D.F. Wallace, però, appunto, niente di paragonabile con "Eraserhead" o "Blue velvet". L'altro giorno, sono stato trascinato da un'amica a una rassegna di corti lynchani. Ti è capitato di vederli? Tutto questo compiacimento del complesso, dello strano-per-essere-strano non mi ha mai garbato granché. "The grandmother", per esempio, non è un brutto corto, ma è come se tutto quel freudianesimo fosse in certi termini un onanismo, un auto-compiacimento di una persona che non ha mai letto "L'Anti-Edipo"... per finire cogli ultimi, che non mi han lasciato, a parte qualche curiosa trovata tecnica, nulla di che. Penso alla serie di corti animati o a "Boat" o a quant'altro. Viceversa, il cinema dell'est: che appunto è anch'esso simbolico ma senza che questo simbolismo storpi o si sostituisca alla trama. Ti consiglio, se non l'hai visto, "Sticenik" di Kadijevic.

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    3. Ohh.. un film slavo, interessante! Grazie per la segnalazione, già trovato assieme anche ad un'altra cosuccia letta da te: El cant dels ocells (Albert Serra)...

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    4. Capolavoro "El cant dels ocells", purtroppo ne ho scritto troppo preso e, ancora estasiato da quell'oretta di film, non ho saputo scrivere tutto ciò che meritava essere scritto a riguardo, lasciandomi coinvolgere più dall'emozione che da altro. Dove l'hai trovato, eMule? Io lo vidi da Ghezzi...

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    5. Sì, il quadrupede non delude mai... neanche Ghezzi però!

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  4. lo cerco, e anche "Snijeg"

    grazie per la segnalazione

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    1. Figurati Ismaele, per il momento Snijeg niente sub ita però!

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  5. @ Frank ViSo
    Ciao Frank, il 24 giugno 2013 15:45 hai detto: "Ti consiglio a questo punto di cercarti con tutta calma Djeca, lo trovi facilmente in italiano".
    Io ho provato a lungo a cercarlo ma non ho trovato nulla, potresti darmi un aiuto?
    Grazie.

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    1. Ciao, se vuoi qualche info più precisa scrivimi una mail, l'indirizzo lo trovi sulla visualizzazione del mio profilo.

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    1. Ti ho risposto, se combinazione non dovesse arrivarti la mail fammi sapere, che te la rispedisco sotto un altro indirizzo.

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  7. Visto ieri, e apprezzato. Hai ragione, è accostabile a "Rosetta" dei Dardenne. Molto interessante il personaggio della sorella: altruista e stoica nel sopportare qualsiasi tipo di angheria e disgrazia (anche a causa del velo, che si ostina a portare). Pertanto, grazie.

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    1. E' vero, praticamente il film si regge su di lei e sui suoi conflitti interiori. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato, grazie a te bombus!

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