9.7.16

Tracce #34 | Jorge

Salvatore Arato
Italia, 2016
11 minuti

"La quercia è un albero.
Il sangue - un fiume.
Il tavolo è un tempio.
Il cervo - un cuore.
Quando Eden brucerà
ciascun animale morente
sarà un narratore
di tempesta.
"

C'è un'urgenza nell'apprezzatissimo breve lavoro dell'amico Salvatore Arato. Ed è la necessità di trasferire in immagini la poesia, di trasformare un piccolo sogno personale (in totale indipendenza, con i soli strumenti a propria disposizione) e renderlo visibile al mondo. Certo, non che l'opera sia esente da difetti (l'inaccorta scelta di un framerate poco cinematografico, ad esempio) ma a livello tecnico, a volte, tutto sommato basta pochissimo, se dietro c'è la consistenza di un'indole poetica. Perchè dalle ammirevoli e fluenti immagini di Jorge affiora cristallina tutta la profonda sensibilità dell'autore, che realizza questo suo lavoro pregno di simbologie legate alla vita, alla morte, al destino dell'uomo. Con la stessa fluidità dei sogni, appunto, abbeverandosi di passi idillici che, come da titolo, transitano da citazioni letterarie (Jorge Luis Borges) ad altre musicali (Fryderyk Chopin), sulle cui note del Preludio op. 28 n.15 si chiude il cortometraggio, svelando la maestosità di una natura che riemerge purificata (la carrellata in retrocedere che si discosta da un albero i cui rami riflettono la luminosità del sole) dalla débâcle in precedenza allegorizzata, e che a sua volta, cita un proverbio Yiddish: "Se il destino di un uomo è annegare, annegherà anche in un bicchiere d’acqua". E ciò che probabilmente si presenta come un destino è svelato dalla seconda inquadratura, dove la mano di quella che possiamo figurare come una dea della veggenza/coscienza, occulta la vista dell'uomo adagiato nei boschi, per dischiudergli lo sguardo dell'anima dormiente prima che essa incorra nel rischio di naufragare, come lo scenario apocalittico che dinnanzi, ora, vi si manifesta. Le rovine di un'umanità in fiamme che si materializzano al centro di uno stagno le cui acque cessano lentamente di circolare, fino a creare quasi una sensazione di strato solido ("i mobili cominciarono a dissolversi, fino a diventare invisibili, salvo la sedia, il tavolo, i fogli di carta e il calamaio"), attorno al quale, l'unico movimento ancora possibile è quello del cinema; della camera stessa che aggira quello spazio (ingegnosamente) con ipnotico incedere. Come a tale modo, il sangue che imbratta le mani e la fronte del sognatore è l'unico elemento del corpo, vivido e pulsante, a preservare ancora in lui la certezza della vita, nonostante l'inferno stagnante che lo sta divorando (chaos reign, esclamerebbe Lars von Trier: pagine vuote raffiguranti l'affastellamento di pensieri che attanagliano l'uomo nella gabbia del quotidiano, la difficoltà di una libera espressione, di un riscatto delle proprie ideologie). La certezza che la sua anima, sia ancora viva, e che possa così rilucere su di uno specchio infranto che funziona alla stregua di un'incantesimo. Profezia di un lento arenarsi del mondo, ma al tempo stesso, moltiplicazione riflessa di un messaggio nel quale ogni singolo individuo, può in definitiva rispecchiarsi, portando in qualmodo a capovolgerne il corso degli eventi. Basta dischiudere lo sguardo dell'anima, anche per soli undici minuti.

20 commenti:

  1. Ti ringrazio immensamente Frank.
    Dal profondo.
    Di tutto e per tutto.
    Salvatore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un grazie a te per la bella visione!
      Ciao Salvatore

      Elimina
    2. Lavoro splendido. Soprattutto te sei splendido.
      sei bellisssssssssimo.
      Il tuo E.

      Elimina
    3. Grazie - mio caro
      carissimo E di Empoli.
      Troppo buono.
      Tropp!

      : )

      Elimina
  2. Ciao,
    dov'é possibile visionare l'opera?

    RispondiElimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  4. Ciao,
    scusa il ritardo della mia.
    Potresti scrivermi su Posta Privata:
    Vimeo - Salvatore Arato
    oppure lasciarmi un tuo contatto.
    A presto.

    RispondiElimina
  5. Ciao Dario
    ho provato a rispondere al tuo commento
    ma ho notato che la tua pagina Vimeo non esiste più.
    Volevo ringraziarti per le tue parole.
    La tua interpretazione l'ho trovata molto suggestiva ed elegante.
    Mi dispiace.
    La verità è che non mi aspettavo una risposta da parte tua!

    Ciao,
    Salvatore.

    RispondiElimina
  6. Lo vedrei volentieri!
    AW

    RispondiElimina
  7. Ciao AW
    ti rimando al commento datato 11 luglio.
    A presto
    Salvatore.

    RispondiElimina
  8. Ciao. Si può vedere il corto? La recensione e le immagini mi hanno molto incuriosito.

    RispondiElimina
  9. Ciao Moreno.
    Certo che si può vedere.
    L'ho reso pubblico
    quindi non devi far altro
    che digitare su Google ricerca:

    salvatore arato on vimeo

    Ciao,
    Salvatore

    RispondiElimina
  10. Il link della pagina è questo comunque:

    https://vimeo.com/user35648058

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Inquietante ed affascinante al tempo stesso. Sembra una risposta all'incipit del seminario sulla gioventù di Aldo Busi "Che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?" La risposta è che forse... quel dolore era un illuminato presagio verso un destino che era sin da subito necessario comprendere, non per fuggirlo, ma per affrontarlo consapevolmente. Può essere vista anche l'opera completa?

      Elimina
  11. Già - che resta?
    " A pezzi o interi non si continua a vivere ugualmente? ".

    Non saprei. Proprio non saprei.
    Difetti della creazione, suppongo!
    Penso che il dolore, nella vita di ognuno di noi,
    sia una costante - reale o complessa;
    ma esso è destinato ad aumentare con l'incedere degli anni?
    E la consapevolezza - è mera presa di coscienza
    intorno alla nostra impossibilità a sfuggirgli?
    Braccati o stanati, volenti o nolenti, a pezzi o interi -
    che ci resta da fare; cosa ci resta - se non affrontarla.
    .

    Mi dispiace deluderti
    ma l'opera completa l'hai già vista! : )

    < Le mie opere sono compiute nella misura di ciò
    che mi era dato raggiungere. > G. Benn

    Ciao Moreno.
    Grazie per il tuo commento,
    Salvatore.

    RispondiElimina
  12. In una realtà dove la natura viene contaminata più che contaminare e la realtà supera la fantasia, ma dove anche la mancanza di fantasia eccede di gran lunga la realtà, la tua intuizione incontra il mio pieno apprezzamento. Per questo sono io che ringrazio te.

    RispondiElimina
  13. Ciao,
    leggo che il video dovrebbe essere visibile integralmente su vimeo ma visualizzo solo un excerptum di 1min.
    Siccome è un minutino di bel vedere, vorrei sapere se il resto è ancora là - da qualche parte in cui la mia idiozia non è ancora arrivata - o se è disponibile altrove.
    Grazie.

    RispondiElimina
  14. Ciao IDV
    ti ringrazio per il commento.
    Al momento il video integrale
    non è disponibile
    in quanto sto apportando
    piccole modifiche, etc...

    Ti terrò informato,
    Contaci! ; )

    Ciao,
    Salvatore.

    RispondiElimina
  15. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina