4.4.16

The Better Angels

A.J. Edwards
USA, 2014
94 minuti

"All that I am, or hope to be, I owe to my angel mother" - Abraham Lincoln

Il qui riportato pensiero del sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America, è quantomai trasparente nell'abbagliante esordio di A.J. Edwards (già collaboratore di Terrence Malick, e lo si nota all'istante), rappresentando quasi indiscutibilmente il principale nucleo sostanziale in un'opera, a conti fatti, dal contenuto carente, ma che al contrario fonda tutta la sua estatica potenza sulla forma.

Difatti, nell'infanzia di Lincoln, qui narrata da una voce fuori campo che raccoglie le testimonianze del cugino Dennis Hanks, mediante una struttura composta di episodi frammentari, dal taglio impressionistico (l'infezione del latte, le perlustrazioni tra gli incavi rocciosi) e dall'atmosfera a tratti rarefatta, con una spiccata tendenza a privilegiare quell'ascetismo tipico, appunto, del più recente modello malickiano (lo si potrebbe definire un The Tree of Life in tinta argento), è l'indissolubile legame materno, ad assumere l'aspetto di maggiore rilevanza. Quello con la madre originaria e, in tal modo, con la donna che ne rivestirà i ruoli dopo la sua morte (a tal proposito, memorabile la sequenza del sogno premonitore dell'imminente dipartita dove Lincoln, nella vastità di un prato, cerca un ultimo contatto con la madre che però sembra non vederlo, e non sentirlo, nonostante i corpi siano vicinissimi). Aspetto ancor più rimarchevole del difficile rapporto con un padre austero, inflessibilmente votato al duro lavoro nei campi, poichè all'opposto, entrambe le donne si elevano invece a potenziale sostegno per quell'istruzione culturale della quale il giovane Abe desidera ardentemente arricchirsi, al riparo dalle pene della frusta, nel silenzio di una natura che lo coinvolge fin da subito emozionalmente, e alla formazione che in cuor suo, aspira a raggiungere. Appare quindi chiaro, come il costante impegno di queste due figure materne, abbia assolutamente favorito alla crescita professionale del Lincoln, poi, impegnato politicamente (anche se la scena del passaggio degli schiavi in catene è troppo abbozzata, e nulla suggerisce sul futuro coinvolgimento a favore della liberazione). Angeli, per l'appunto, sui quali la cinepresa volteggia con la stessa armoniosa leggiadra attraverso le radure e i boschi di Perry County, i cui margini si estendono smisuratamente, annientando il limite visivo (il grandangolo è una costante) attraverso improbabili inquadrature. E dove il sole cerca continuamente il proprio spazio di elemento universale, riflettendo i propri raggi in controluce e ovunque; sui volti, sui corpi abbracciati, sull'acqua che restituisce la lucentezza argentea di un bianco e nero fotografato in modo magistrale... E si potrebbe discorrere all'infinito, sulla magnificenza del piano estetico, poichè in definitiva, tutto finisce per risolversi lì, in un'incantevole poetica del visivo atta a contemplare la vita, e l'immensità del mondo, con sguardo costantemente rivolto al cielo.

8 commenti:

  1. Mamma mia Frank mi hai incuriosito tantissimo! Avevo già adocchiato il tuo voto su mubi qualche giorno fa, ora con la rece non fai che confermare ;)
    Non so se lo sai ma io amo il cinema di Malick (uno dei miei registi preferiti), quindi questo "The Better Angels" lo visionerò al più presto;) tanto non dovrebbe essere difficile da trovare giusto?

    Ripasserò di qui ;)

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    1. Non ricordavo infatti se apprezzavi o meno Malick, hai fatto bene a specificarlo (in caso contrario ti avrei detto di lasciar perdere questo film :)... Lo trovi un pò ovunque, sia via fiumi che via terra.
      A presto, Pietro!

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    2. Visto ;)
      Beh, come mi aspettavo, mi è piaciuto moltissimo.
      Certo, lo reputo un po' troppo identico al cinema Malick, dal quale differisce giusto nel colore e nel contenuto storico biografico, ma visivamente è qualcosa di superbo.

      Grazie della segnalazione Frank ;)

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    3. Certo, si evince che Edwards è ancora parecchio influenzato dallo stile malickiano, troppo, in effetti. Stiamo a vedere in futuro se riuscirà a delinearsi uno stile più personale. Per ora ci accontentiamo della superba estetica.

      P.S. Ho appena visto e condiviso il tuo voto mubiano ;)

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  2. Notevole, lo recupero al più presto.

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    1. Diciamo che se apprezzi Malick, potresti restarne entusiasta.

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  3. Avevo già scritto un lungo commento ma per qualche motivo non sono riuscito a pubblicarlo, ci riprovo.

    Dicevo: interessantissimo ciò che scrivi riguardo a questo film di cui, mesi fa, avevo letto un po' in giro imbattendomi in critiche che sottolineavano però un eccesso di derivazione dal modello malickiano non supportato però da un talento all'altezza di quello del maestro. Nonostante le immagini viste in giro mi avessero indubbiamente affascinato queste lettura avevano un po' smorzato i miei entusiasmi, così ho finito col non recuperare più il film. Ora mi hai fatto decisamente tornare la voglia di vederlo, però. ;)

    Personalmente ho un rapporto un po' ambivalente con Malick (e anche questo mi frenava un po'), ho apprezzato molto alcune sue pellicole (Days of Heaven, The thin red line e, in parte e con alcune riserve, anche The Tree of Life) mentre altre le ho trovate irrimediabilmente manieriste, vacue e semplicistiche dal punto di vista filosofico (ciononostante incredibilmente salverei diverse cose di Knight of Cups, che per certi versi mi ha sorpreso).

    Ma rientrando un attimo nel merito di questo film e della tua critica volevo chiederti se quando scrivi che il tutto si risolve sul piano estetico sottointendi una certa superficialità (non necessariamente nel senso più deteriore del termine) contenutistica del film (al di là, ovviamente, dell'aspetto storico insito nella vicenda di Lincoln),oppure che l'appagamento estetico si fa veicolo di suggestioni e contenuti più profondi amplificando il dato narrativo?

    Mi scuso ancora per la prolissità.
    A presto e come sempre grazie di queste suggestioni. :)

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    1. Ti dirò, sicuramente le altre critiche da te lette non sbagliano a sottolineare l'accentuato manierismo di derivazione malickiana (se lo vedessi senza conoscere l'autore, diresti immediatamente che è girato da Malick, che oltretutto, qui, è in veste di produttore). D'altronde Edwards ci ha sempre collaborato e sotto questo aspetto non si può negare l'influenza recepita. Forse si, un maggior tentativo per il regista nel cercare una più definita e propria identità sarebbe stato oltremodo interessante, siamo all'esordio comunque, c'è tutto il tempo per trovarla. Per quanto riguarda invece l'aspetto contenutistico, intendevo proprio una certa superficialità, anche se rivedendolo, alcune suggestioni di una certa densità vengono a galla, a mio parere. Piuttosto, è proprio il Lincoln come personaggio storico che fatica ad emergere, per via di una narrazione in fin dei conti universale (il Lincoln bambino potrebbe essere qualsiasi, estrapolato da tale contesto storico), e dove quei pochi eventi, abbozzati, non aiutano a delineare necessariamente la sua figura. A ogni modo, Otis, per come la vedo, in base alle mie inclinazioni, l'impianto estetico ripaga di qualsiasi difetto e carenza, senza dubbio.

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