29.3.16

Violet

Bas Devos
Belgio, 2013
82 minuti

Basterebbe quel meraviglioso carrello conclusivo tra le vie di un quartiere periferico deserto, per fare di Violet (32° TFF) un grande film; un plein air di circa cinque minuti che consolida il clima rarefatto e sospeso che permea l'intero lavoro, fluttuante nella taciturnità del primo crepuscolo, fino a terminare la sua pacata escursione svanendo all'interno di una condensa nebbiosa che satura lo schermo.
Lo si potrebbe in qualmodo definire un epilogo di memoria "eclissiana", in riferimento ad Antonioni, poichè rappresentazione di un'incomunicabilità ed un silenzio interiore probabilmente destinati a persistere, nell'animo di Jesse; quindicenne, unico testimone dell'uccisione di un amico tra i corridoi di un centro commerciale, incapacitato dall'esternare chiaramente (con genitori e amici) quanto vissuto in quel drammatico istante. Una sorta d'intima elaborazione dell'accaduto che conduce il ragazzo ad una progressiva chiusura in se stesso; un probabile e ingiustificato colpevolizzarsi solo per il fatto d'essere stato, semplicemente, osservatore di un evento imprevisto, per lui, in quel momento, impossibile da fronteggiare. Tant'è che anche il susseguirsi della vicenda procede sotto un influsso anestetizzante ed ipnotico (attraverso un'estetica di chiara espressione dolaniana - solamente più cupa e scarna - o alla lenta circolarità di un Flieguaf - Dealer), scandito da un'essenzialità dove le ombre delineano enigmatici tracciati (le sequenze delle gare in bmx), ma senza prevedere alcuna "impennata"/reazione emotiva da parte del giovane, se non dinnanzi ad una fotografia che ne procura una passeggera ferita esteriore. Sofferenza di lieve, e breve entità, se confrontata a un patimento ben più radicato e perdurevole, esemplificato dall'azzeccata scelta di stringere il quadro in 4:3, e che sembra vincolarsi direttamente ai rigidi monitor di sorveglianza. A quegli schermi analogici che con la registrazione di una morte, paiono aver catturato nello stesso istante, il dinamismo di un'altra vita, convertendola ad una visione temporaneamente artefatta del mondo. Perchè proprio tramite l'inserimento di quelle immagini irregolari, disturbate, temporaneamente indefinite e a primo acchito fuori contesto, è forse possibile subentrare ancor più in profondità nell'animo travagliato di Jesse, e osservare attraverso il suo sguardo; vedere la (ir)realtà che in quel delicato momento della sua esistenza, lo circonda.

7 commenti:

  1. Che dire, Frank? Come al solito mi hai parecchio incuriosito con un'analisi puntuale e intrigante; subito dopo sono andato a guardarmi il trailer e la curiosità non solo è rimasta ma è pure aumentata, tantopiù che non avevo alcuna conoscenza di questo film né del suo regista.

    Potrei chiederti qualche informazione in più, magari via mail?

    Ciao :)

    Otis

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    1. Holà Otis, gentile come sempre!
      Guarda, approfitto per risponderti direttamente qui così se c'è qualcun'altro interessato sa già dove indirizzarsi. Al momento il film è disponibile solo in streaming (a pagamento per il noleggio) sul sito di FilmTv VOD. Oltre a questo, negli ultimi tempi hanno inserito anche altri titoli qui recensiti, ad esempio l'argentino Noche e Thou Wast Mild and Lovely della Decker. In ogni caso, appena vengo a conoscenza di eventuali altre fonti ti avviso :)
      A presto.

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    2. Ah, perfetto. Sono contento che qualche piattaforma inizi a proporre, almeno in parte, il cinema che piace a noi. :)
      Anche "Noche" del resto era nella mia lista di film da recuperare, buono a sapersi.

      Buona giornata, Frank.
      A presto.

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    3. Buona giornata anche a te, e grazie :)

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  2. Ciao Frank!
    complimenti per la concisa (perfetta per quest'opera), bellissima e professionale analisi. Come avrai notato dal voto mubiano l'ho apprezzato moltissimo anche io ;)
    Visivamente è una delle migliori cose che mi sia mai capitato di vedere.

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    1. Ah, il parallelo con Dealer l'ho trovato perfetto e assolutamente condivisibile, prova di grande sagacia da parte tua.

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    2. È stato proprio spontaneo il parallelo (poi sai che ho una predilizione per le analogie tra i vari film ;), grazie proprio a quella lentezza quasi ipnotica dei movimenti (anche sulla scena dell'auto che corre all'imbrunire, che la camera scruta prima dall'alto per poi affiancarla). Ero quasi certo che avresti apprezzato questo film, ormai sei un navigato per certe cose :)
      A presto, Pietro!

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