12.2.16

Tracce #32 | L'alfabeto ignoto di David Lynch

The Alphabet (David Lynch)
USA, 1968

4 minuti 

"Ricorda che stai trattando con la forma umana"

Concepito agli albori del suo percorso artistico più sperimentale, in quello che il sottoscritto ritiene sia stato indubitatamente il suo decennio migliore, il secondo cortometraggio di David Lynch, The Alphabet, singolare ibrido tra cinema, stop-animation e video-installazione, rappresenta già di per sè, nella sua versione ufficiale e conosciuta (qui), un esperimento decisamente originale ed inquietante.
Qualcosa che riesce a rendere tangibili i più angosciosi sogni infantili, e che lascia inevitabilmente segni. Era il lontano 1968 infatti, quando il regista di Missoula decise di plasmare in immagini l'incubo avuto dalla nipote della moglie (Peggy Lentz), la quale iniziò ad "urlare" ossessivamente le lettere dell'alfabeto durante il sonno. Simbolicamente, The Alphabet è la destrutturazione della comunicazione verbale attraverso l'arte visuale (le lettere volteggiano attorno alla protagonista, la perseguitano nella mente e nel fisico finchè, con il sangue, non viene espulso quel disagio accumulato). Più discutibilmente, una critica alle dinamiche imposte dal metodo educativo, alle difficoltà incontrate nell'apprendimento del linguaggio (oltretutto, esperienza che segnò l'infanzia dello stesso Lynch portandolo poi nel tempo a costruire proprio sulle immagini, la sua principale forma di comunicazione) e agli effetti negativi che ne potrebbero conseguire. Al di là d'interpretazioni e messaggi, comunque (cose già risapute, tra l'altro), il punto che interessa maggiormente ora, in questa sede, oltre chiaramente alla forma visiva (quella "visione surrealista" che, come da manifesto storico, scaturisce dall'inconscio e dal mondo dell'onirico), è l'emersione di un misterioso filmato di circa dieci minuti (ma che su YouTube troviamo diviso in due parti: qui e qui), che si presenta immediatamente come un possibile prosieguo di The Alphabet, una sorta di sequel ancora più disturbante se vogliamo, ma del quale, però, stando ad una prima rapida osservazione, non vi è alcuna traccia informativa; né scorrendo sulla filmografia integrale di Lynch, né tantomeno ispezionando in rete, se non due brevi stringhe, all'interno di un articolo (qui) che probabilmente aiuta, almeno in parte, a far chiarezza. A quanto sembra, trattasi di un montato amatoriale/sperimentale, realizzato in 16mm (con i tipici processi del film-painting) e costituito da quello che si presume essere materiale di scarto del film in esame (scene che forse non aggiungono nulla al concetto già espresso nei quattro minuti di montato ufficiale, ma visivamente impressionanti), e altri brevi inserti prelevati dal successivo The Grandmother (1970). Operazione, quindi, che certamente non risale a prima di una determinata epoca, tanto più, che il marcato risalto dell'aspetto orrorifico finisce per tramutare il filmato in qualcosa di stranamente demoniaco (con lampanti richiami al capolavoro di William Friedkin, per intenderci) e, al contempo, di avanguardista, attraverso l'elaborata simmetria speculare di alcune immagini che ricordano le distopiche raffigurazioni di Franco Brocani nel suo Segnali da un pianeta in via d'estinzione. Nell'articolo, inoltre, si sottolinea giustamente la scelta musicale, inefficace (come in questa versione, tra le varie, oltretutto, che circolano con accompagnamenti musicali diversi), se confrontata alla ben più drammatica composizione di archi utilizzata, presumibilmente, in origine. In conclusione, qualcosa di suggestivamente lacero ed oscuro, nero come le pareti di casa che Lynch dipinse durante la realizzazione del film. Insomma, visionato nella sua immaginaria integrità (assieme alla versione accreditata), un gioiellino, che merita d'essere disseppellito e (ri)portato alla luce...
P.S. questo post è da considerarsi aperto, a chiunque voglia contribuire fornendo ulteriori (e magari anche più esatte) informazioni, utili a far chiarezza sulla reale operazione.


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