30.9.15

Digressioni #5 | The Green Inferno

Eli Roth
USA, 2013
103 minuti

Due libere impressioni sull'ultima fatica dello scanzonato Eli Roth, film che il tam tam mediatico sul possibile disseppellimento dalle ceneri di quel filone italo-cannibalico che vide il suo periodo di gloria a ponte tra gli anni Settanta e Ottanta, ha spinto inevitabilmente alla curiosità, essendo il sottoscritto da sempre un estimatore dei "filmacci" nostrani nudi e crudi realizzati in tal periodo.
Risonanze di tale vecchia scuola, in effetti, in The Green Inferno trapelano (iconograficamente parlando), ma è anche vero che nudità ed efferatezze trovano, di fatto, un certo limite (anche per inventiva - il primo smembramento è senza dubbio forte, ma la decapitazione della calotta cranica in Cannibal Ferox - qui, o il taglio del seno in Mangiati Vivi, restano tuttora dei must ineguagliabili), in un cinema dove vige inalterata la pruderie dell'America capitalista (motivo in più per diffidare delle voci che lo descrivono come qualcosa d'insopportabile alla vista, divieto ai minori di diciotto totalmente insensato) che ad oggi impone l'occultamento delle nudità persino nella giungla, ma di contro, puoi assistere a una decapitazione in diretta poichè lì, il cosiddetto pelo pubico non c'è. È quindi lecito non aspettarsi nulla in più di quanto Roth inscena, con spirito faceto, sciente dei limiti che l'industria mainstream esige; tant'è che di conseguenza, anche il terribile momento dell'infibulazione preavvisato in apertura al film, logicamente non avverrà, essendo qualcosa che poteva visivamente realizzarsi negli Ottanta, ma non di questi tempi. Chiarito ciò (che poi magari uno corre al cinema aspettandosi di vedere chissà quali atrocità), il film di Roth riesce comunque a costruirsi un proprio apprezzabile percorso, fortunatamente, sovvertendo per prima cosa alle voci che lo promuovevano come un remake, seppur non ufficiale, dell'eccessivamente inneggiato Cannibal Holocaust di Deodato. Semmai si dovessero cercare analogie specifiche con il passato, il modello di riferimento cadrebbe piuttosto sul già sunnominato Cannibal Ferox di Lenzi (che nessuno menziona, ma che è decisamente preferibile - a modesto avviso), del quale Roth ricalca, quello sì, un finale pressochè identico (cazzata dei post-credits a parte, tutta hollywoodiana, nota stonatissima assieme alla solita scelta musicale priva d'inventiva), svelandone oltremodo lo stesso messaggio sociale deposto dalla superstite di turno, per il quale una convivenza è possibile, gli indigeni dell'Amazzonia sono pacifici e il cannibalismo non esiste, se non come diretta conseguenza al cinico arrivismo e alle barbarie del cosiddetto "mondo civile". Ma a conti fatti non sono le morali (oramai sature, di questi tempi), nè tanto meno uno script pedestre, i punti di attrattiva verso The Green Inferno, che non assurge a nessuna pretesa emulativa (se non perequativa), per funzionare esclusivamente come puro divertissment. Proprio per quel suo non prendersi sul serio e quelle trovate paradossali (i cannibali ebbri di marijuana, ad esempio) e quell'humor scatologico che Roth, consapevole del risultato/reazione anche nelle situazioni (che dovrebbero essere) più drammatiche, c'infila goliardico, giocando destramente con i tipici stereotipi del b-movie più storicizzato (a cominciare da una caratterizzazione dei personaggi dove sappiamo già, ad esempio, che la stronza di turno sarà una delle prime a schiattare) e contestualizzando il tutto, ovviamente, al nostro tempo (l'attivismo si celebra quindi nell'etere; i mezzi per la causa non sono più i video in super 8, o il ritrovamento di falsi footage, ma l'immediatezza di una ripresa effettuata con lo smartphone da poter diffondere in streaming). E come suscritto, lo fa discostandosi dalla mera replica, dal citazionismo fine a sè stesso per realizzare quello che a conti fatti è, il suo film; la sua personale prospettiva su quella determinata corrente di film. E il tutto risulta alla fine godibile e, cinto nel suo sarcastico territorio rosso-verdeggiante, The Green Inferno, semplicemente funziona.

13 commenti:

  1. Sono molto curioso, sta letteralmente dividendo.
    Spero di cimentarmi presto.

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    1. Che rapidità Ford, nemmeno il tempo di uscire dal post, stavo ancora condividendo :)
      Cmq si, sto leggendo anch'io pareri contrastanti, per quanto mi riguarda, stavolta ho trovato un horror non solo che mi ha coinvolto bene, ma che mi ha divertito anche parecchio!

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    1. secondo me questo è anche meno estremo dei due Hostel, eppure sembrano più i contro che i pro...

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  3. Sono contenta di leggere qualcun altro che la pensa come me. Tutte le critiche a pioggia arrivate negli ultimi giorni hanno ben poco senso: io non mi aspettavo altro che un film di Eli Roth ed e` esattamente quello che ho avuto. Lo considero anche migliore di Hotel, tutto sommato. Roth ha la graned qualita` di non ritenersi un autore (e non lo e`), ma ha comunque il suo stile, cui e` rimasto totalmente fedele. Centimetro di budella piu`, centimetro di budella meno.
    E alla fine io mi sono divertita :)

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    1. Contentezza e divertimento reciproci ;) Poichè, inaspettatamente alle previsioni, finora ho letto quasi tutte opinioni negative. Tra l'altro credo tu abbia fortemente centrato il punto nella tua dettagliata recensione (sono andato a leggerla e mi complimento :) in questo passaggio che se mi permetti riporto qui: "Lo stile è suo e la scanzonatura per cui dici “che coglione” e ridi allo stesso tempo mi dispiace ma non sono trovate alla Scary Movie, queste idee qui, queste cretinate, le puoi pensare solo se ti sei visto tutta l’exploitation possibile e immaginabile e se sei exploitation tu stesso. Sono cazzate consapevoli ed è questo l’unico motivo per cui funzionano."... Ecco, un minimo di conoscenza sulle dinamiche espressive e intenzionali proprie di quei film, penso sia doverosa per approciarsi, e magari apprezzare con più scioltezza, il film di Roth.

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    2. Grazie :) infatti con l'exploitation non e` come con un film "a caso" pescato da Haneke o i Dardenne, che e` bello e stop - anche non sapendo tutto quello che ci sta dietro, ma si percepisce che c'e` in ogni caso. L'exploitation si e` guadagnata lo status di genere proprio perche` ha una tradizione e regole non scritte che pero` la rendono riconoscibilissima e a Roth bisogna riconoscere che le conosce e ne e` un buon interprete! ciao :)

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  4. Sto divorando ogni parola a riguardo. Lo guarderò sicuramente, nonostante non ami Roth, perché tutto ciò che divide mi affascina troppo.

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    1. E io sto aspettando proprio di leggerne da te, visto il genere, il tuo punto di vista mi incuriosisce assai ;)
      Spero che non deluda anche te, come a molti è capitato.

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  5. Bellissima rece frank, molto misurata e competente (specie nei confronti coi cannibal movie che, come sai, non ho visto).
    Ma io anche nel divertissement c'ho visto veramente talmente tanta puerile idiozia che non sono riuscito a farmelo piacere così.
    Anche bel trash bisogna aver talento.
    E qui siamo quasi al grado zero per me.
    Peccato perchè c'erano gli elementi per tirar fuori qualcosa di grosso grosso

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    1. Solo appunti Caden, ma ti ringrazio, la competenza in questo caso è solo dovuta alle valanghe di film sul genere (dei tempi) che mi sono visto, soprattutto exploitation, che come fa notare azzeccatamente Miriam, aveva una sua tradizione e delle regole ben precise nell'inscenare il weird, il trash, ecc. E niente, secondo me Roth utilizza semplicemente quei mezzi con nozione, anche se poi potranno sembrare delle idiozie.
      Spiace soltanto che lo abbiamo fruito in maniera differente, in effetti sono rimasto un pò spiazzato dal tuo giudizio, avrei quasi messo le mani sul fuoco che potessi apprezzarlo... me le sarei bruciate ;)

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    2. Aggiungo: apprezzarlo a parte quei 20/25 minuti che intercorrono tra l'incidente aereo e la cattura (anche se in mezzo ci sta la scena del "bagno sbagliato" ;)

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    3. E pensa che eravamo in 4 al cinema e quello che lo ha più apprezzato sono io.
      Un altro era Rocco di cui avrai letto il commento.
      Poi un amico che l'ha odiato e mio fratello all'incirca sulla mia lunghezza d'onda.
      Ma guarda che io capisco tutto eh? e le scene trash sono il meno.
      Ma come fai a salvare del tutto un film recitato così, scritto così, con quei primi 25 minuti che nemmeno Un posto al sole, con quel finale.
      Non lo so, per me è sufficienza comunque ma davvero, con un altro regista e sceneggiatore veniva fuori un film bellissimo

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