26.4.13

Oltre le Colline (Dupa Dealuri)

Cristian Mungiu
Romania, Francia, 2012
146 minuti


Ricordo bene, quando nel 2005 ascoltai una notizia trasmessa al TG che riportava la morte di una ragazza avvenuta all'interno di un monastero ortodosso della Moldovia romena e causata, a quanto pare, dai vari rituali esorcistici messi in atto per liberarla da una presunta possessione demoniaca. Irina Cornici aveva solo 23 anni e rimasi sbalordito inoltre, nell'apprendere che fu tenuta legata ed incatenata per giorni ad una croce in legno, senza ricevere alcun sostentamento. Naturalmente il sacerdote (padre Daniel) e 4 suore che presero parte ai riti, furono messi sotto accusa, rischiando fino a 25 anni di carcere per omicidio e sequestro di persona. La notizia fece scalpore tanto da indurre una giornalista della BBC, Tatiana Niculescu Bran, a scriverne due libri inchiesta dove si analizzano i fatti e il successivo processo.
Ed è proprio dalle testimonianze pubblicate e da un incontro personale avvenuto a New York con la giornalista, che Cristian Mungiu, motrice portante della cosiddetta "nouvelle vague romena", trae ispirazione per realizzare il suo terzo lungometraggio, Dupa Dealuri. Dopo la Palma d'oro vinta nel 2007 con 4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni, l'autore riconferma la sua potenza espressiva attraverso una composizione solida, rispecchiando ancora una volta gli stilemi del suo cinema (magistrali fuoricampo, riprese dogmatiche, lunghi piani sequenza, dialoghi serrati) e che, nonostante l'imponente durata, scorre fluida mantenendo viva l'attenzione di chi guarda come se stesse assistendo ad un thriller, ma epurato da tutti quei facili sensazionalismi specifici del genere. E in questo caso, nulla da contestare all'assegnazione del Premio per la miglior sceneggiatura all'ultimo Festival di Cannes, sicuramente meritato. Quello che appunterò in appendice, sarà invece una breve parentesi sulla discutibile arbitrarietà con cui l'autore indaga nella vicenda, ma proseguiamo con ordine.


 Per chi ha visto il film, consiglio caldamente la lettura di questo articolo di Diario, dove due giornalisti sono andati in Romania a raccogliere le vere testimonianze su quanto accaduto. Si possono riscontrare delle annotazioni molto interessanti e confrontarle con il lavoro svolto da Mungiu, il quale delinea con precisione quasi tutti i fatti (il lavoro in Germania, i soldi messi da parte, il ricovero in ospedale e le relative spese per le cure), evidenziando inoltre alcuni impressionanti dettagli, visivi (la sequenza della crocifissione con le catene avvolte sugli asciugamani) e soprattutto religioso-culturali, dimostrazione purtroppo, di una realtà ancora oggi fortemente radicata in determinati ambienti; per esempio attraverso la convinzione che Alina (Irina) sia preda del maligno per non aver confessato tutti i suoi peccati ("se non dici tutto al tuo confessore, il diavolo può impossessarsi della tua anima"). Ma lasciando aldilà, oltre le colline, una rappresentazione della religione (in questo caso ortodossa, ma comunque valevole a livello universale) agli estremi, con tutte le conseguenti forme di pensiero e credenze che la circondano, vale la pena soffermarsi invece sul punto centrale prefissato da Mungiu. E continuando dunque ad analizzare le anologie tra quanto scritto e quanto impresso su pellicola, la nota interessante si riscontra in un capovolgimento di ruoli; Vasile (il vero fratello di Irina, persona caratterialmente forte e decisa, costantemente presente nella vita della sorella) e Voichita, l'amica d'infanzia di Alina, personaggio quasi inesistente nella realtà, irrilevante e che viceversa Mungiu riesuma e tratteggia come fondamentale ai fini della storia, relegando paradossalmente il fratello ad una figura di contorno, debole, incapace nel prendere qualsiasi decisione (l'approvazione per l'esorcismo, la richiesta di denaro al capo officina). Questo perchè al regista, interessa nuovamente (4 Mesi, 3 Settimane, 2 Giorni) porre in primo piano il particolare rapporto tra due donne e, nel caso in questione, l'intenso conflitto generato da due amori di natura opposta, un legame che ha origine da un passato ambiguo dove la soglia della semplice amicizia viene oltrepassata, mutando in qualcosa di molto più forte. Nessuna lotta tra Bene e Male, ma quella costante tra spirito (Voichita) e corpo (Alina), che troverà inevitabile e tragico compimento con la sconfitta della carne.


Cresciute in orfanotrofio, le due ragazze hanno successivamente intrapreso percorsi diversi; Voichita, ritirata nel monastero locale ha ormai trovato la sua "famiglia", che l'ha indottrinata sistematicamente verso una fede inscenata, ma al tempo stesso incrollabile. Alina al contrario, torna dalla Germania con uno scopo ben preciso; riprendersi l'amica/compagna, opponendosi alla sua scelta e facendo di tutto per riconvertirla al proprio amore. C'è uno sconvolgimento profondo nel suo animo ed è quindi chiaro, che tale atteggiamento di sfida nei confronti delle regole imposte dal "padre" all'interno del monastero, viene subito visto come irruzione di forze negative e destabilizzanti la quiete della vita monacale. Le ripetute esplosioni nevrasteniche (in verità eccessive, se rapportate alla reale condizione vissuta), aggravano inoltre l'alimentarsi di superstizioni che trovano conferma anche al di fuori delle mura monasteriali, estendendosi ed annidandosi come un cancro nella popolazione stessa (l'alquanto discutibile consiglio del medico) ed anche sotto questo aspetto, a differenza della trascrizione di Bran, l'autore si trattiene nello scavare oltre, limitandosi all'essenziale dei fatti. E in definitiva quei fatti parlano, risultano inequivocabili, con una vittima sacrificata(si) per amore e nessun reale pentimento dalla parte opposta.
Dunque, se è vero che lo sguardo di Mungiu scruta con imparzialità, evitando qualsiasi critica accusatoria, è altrettanto opportuno notare che, arrivati al capolinea, di fronte a quel semaforo, il nostro ci lancia segnali interessanti che possono anche sfuggire a tale posizione; la spiazzante freddezza di una catatonica Voichita con l'ultima sua frase pronunciata (io non ho paura) e quel getto acquitrino, drammaticamente attuale, che oltre il vetro infanga coscienze e credi. 

17 commenti:

  1. Pure lo scoop. Molto, molto interessante. E grazie per l'articolo del Diario, davvero un pezzo di ottimo giornalismo.
    Io non ricordavo per nulla la storia di Irina, né immaginavo che il regista abbia praticamente inventato la figura di Voichita (forse avrà preso spunto da quel "magari era lesbica"). Certo questo va a discapito della veridicità della storia, ma, forse, gli conferisce ulteriore pathos.
    Tra parentesi, qui abbiamo dei dubbi su cosa in realtà abbia veramente fatto Voichita quando, nel finale, libera l'amica dalla croce.

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    1. Grazie, mi sono riguardato il passaggio che citi perchè non lo ricordavo. Effettivamente pone altri dubbi, aumentando le perplessità sul comportamento di Voichita dopo la morte dell'amica. Ad ogni modo, come scrivevo da te, è un film che ho fortemente rivalutato alla pari del precedente e che secondo me, merita di essere visto più volte. Ora devo recuperare il Mungiu pre 4m3s2g. Parlavi di un certo Occident?...

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  2. Gran bel pezzo, per un film che non ho ancora recuperato ma che dalle mie parti è attesissimo, dopo 4 mesi 3 settimane 2 giorni.
    Ora che ti ho letto la curiosità è salita ancora di più.

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    1. Ho letto divertito il tuo confronto con Cannibal riguardo al film :) a questo punto non posso che consigliarti al più presto la visione. E vai pure tranquillo Ford, la durata ti risulterà meno pesante di quanto tu creda!

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  3. Ho amato alla follia 4 mesi...

    Senza che ti leggo (lo faccio solo post visione) questo merita lo stesso?

    Poi magari ritorno qua se lo trovo.

    Ciao!

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    1. Lo stile di Mungiu si riconferma in pieno, quindi se hai amato il precedente penso che apprezzerai altrettanto questo.
      Attendo una tua opinione, ciao!

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  4. Grandissimo blog! complimenti!

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    1. Ti ringrazio Mattia :) Passerò il prima possibile a leggere qualcosa tra l'archivio del tuo blog!

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  5. Grandissimo film, dopo aver visto "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" temevo un po' che le mie aspettative, nei confronti di questo regista, facessero in modo che questo film mi lasciasse l'amaro in bocca, ma così non è stato. Ottima recensione, davvero, e soprattutto grazie per l'articolo, me l'ero perso e mi inquadra molto meglio il lavoro di Mungiu.

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    1. Come dicevo a Bombus è un film che ho rivalutato dopo una prima visione che non mi aveva convinto pienamente. E di certo anche l'articolo, come giustamente fai notare, aiuta a farsi un quadro più completo. Ora penso si possa includere Mungiu tra i grandi.
      Grazie anche questa volta per l'apprezzamento, ma dobbiamo fare un discorsetto su Dumont noi due... ;)

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    2. Ora mi hai messo la pulce nell'orecchio di rivederlo. A me è piaciuto molto, ma l'ho trovato, come dire, "fuori tempo", nel senso che la condanna all'ortodossia, al fideismo più cieco e gretto mi è parsa come un qualcosa che, okay, è apprezzabile ma non quanto il testo soggiacente "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni".

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    3. Forse hai ragione e al contrario di te vorrei invece rivedere 4mesi... proprio per approfondire sull'aspetto tematico. Un confronto a mente fresca ci vuole.

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  6. "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" mi aveva colpito, questo l'ho perso al cinema, ma l'ho appena ritrovato, sono fiducioso

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    1. Non fartelo più scappare allora, merita!

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  7. Come Bombua Lapidariua non ricordavo minimamente il fatto di cronaca che ha ispirato il film, che avevo affrontato un po' timorosa all'epoca della sua uscita in sala. E invece, nonostante la lunghezza ie l'argomento, che avrebbero potuto formare facilmente un binomio letale, il film è crudelmente avvincente, e affatto pesante.
    Appena torno in possesso di un pc andrò anche a leggere gli articoli che hai linkato.

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    1. Hai visto come scorre veloce? Ed è proprio uno degli aspetti migliori del cinema di Mungiu, riscontrabile anche in 4 mesi, 3 Settimane e 2 Giorni, che non so se hai avuto modo di vedere...

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  8. Ciao a tutti,
    Io mi ricorda dalla ragazza Irina Cornici, perché abbiamo vissuto insieme per un bel può di ani. Lo conoscevo molto bene.

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