20.4.14

Tom à la Ferme

Xavier Dolan
Canada, 2013
98 minuti

Tom, parte da Montreal alla volta della campagna canadese per partecipare al funerale di Guillame, il suo grande amore. Arrivato alla fattoria dei famigliari, viene accolto dalla madre del defunto, da sempre all'oscuro della sua omosessualità. Al contrario, Francis, fratello violento ed omofobico di Guillame, è a perfetta conoscenza dei fatti e non perde un attimo di tempo a minacciare Tom, imponedogli prepotentemente il silenzio sulla sua reale natura, e sulla relazione avuta con il fratello...

Se c'è una cosa che trovo interessante, più ancora della propensione di certi film di genere a tendere verso una linea autoriale, è l'inverso, ovvero quand'è il film d'autore ad incanalarsi nei rami (o nelle spighe di grano, in questo caso) del genere. Naturalmente, sempre se tale operazione venga eseguita con tutte le dovute cautele, onde evitare poi di assistere a veri e propri "nubifragi" (cogliendo l'attimo, non posso che pensare a uno che prometteva, come Darren Aronofsky, purtroppo) con il rischio d'incrementare maggiormente un cinema di cui, francamente, non se ne sente più il bisogno. A ogni modo, questa sembra essere una direzione che negli ultimi tempi ritroviamo abbastanza di frequente; facendo un rapido esempio, certamente positivo, basta dare un'occhiata al trailer (il film spero arrivi presto) di How to Disappear Completely (visibile qui), di un autore eclettico quale Raya Martin che attraversando per così dire, i generi, ha saputo al contrario di altri, riformularsi egregiamente ad ogni sua opera. Da questa prospettiva, anche Xavier Dolan, l'enfant-prodige del nuovo cinema canadese, con Tom à la Ferme sembra ora intenzionato a percorrere la suddetta strada in maniera intelligente e lo fa, decidendo di addentrarsi nei più tortuosi sentieri del thriller psicologico, rivisitandone magistralmente tutto un apparato che deriva dai classici del genere. Non solo a partire dalle influenze prettamente hitchcockiane (vedasi la sequenza della doccia) comprese di una colonna sonora rievocativa*, ma dimostrando anche di saper gestire al meglio i vari momenti di pathos (tre, i punti salienti) enfatizzandoli tra l'altro con tocchi di spiccata originalità quali la graduale trasformazione del formato aspetto, che ne aumenta così la resa claustrofobica.


Quali vedute poi possano prospettarsi in futuro, è ancora presto per dirlo, bisognerà attendere Mommy, il lavoro che verrà presentato a Cannes. Ma intanto, alla sua quarta prova registica (se ancora di prove si può parlare per uno che a soli ventitrè anni, con già all'attivo due opere non indifferenti, presenziava sulla croisette con un film di proporzioni colossali come Laurence Anyways, che ne decretava la piena maturità) il canadese sorprende ancora, confermando ormai di sapersi muovere con eccelsa maestria in qualsiasi territorio, anche quando si avvale (come in questo primo caso) di un adattamento teatrale quale l'omonima opera scritta da Michel Marc Bouchard. La cosa certa, è che ci troviamo di fronte un Dolan dai tratti atipici (addirittura raggelanti, attraverso quella figura diafana, a tratti camaleontica nel suo mimetizzarsi con l'ambiente circostante), che muta inaspettatamente epidermide (perchè interiormente, continua pur  sempre con distinzione, a rispecchiarsi nei personaggi che mette in scena), svestendo il suo cinema dagli sfavillanti cromatismi pop che finora ne avevano gloriosamente segnato l'ascesa, a favore di uno stile più asciutto e rigoroso. L'ebefrenia degli "amori immaginari" è solo un ricordo lontano, ma anche la complessa ricerca di se stessi, di quella sintonia con il proprio corpo, sembra essere ormai giunta a compimento trovando una sua dimensione stabile con il Melvin Popaud (chiaramente il suo alter-ego) del succitato Laurence Anyways. L'impressione è quella di un primo ciclo che si chiude, e al canadese non resta che dirigersi alla scoperta di spazi da lui ancora inesplorati. E Tom à la Ferme restringe la visuale su questi spazi; si presenta come un film che in qualche modo recide (letteralmente) con i precedenti stilemi, segnando una linea di demarcazione già evidente dall'inizio, con quella carrellata che sorvola le piantagioni di mais scisse dalla strada che Tom percorre in auto, in direzione delle dismesse e uggiose zone rurali del Quebec. Una provincia che, come nella miglior tradizione horror di stampo rurale, custodisce al suo interno i segreti più oscuri ed inviolabili, ben attenta a difendersi dalle possibili intrusioni esterne. Ancor più grave, se come in questo caso, per il villain della situazione (Francis) l'intruso (Tom) si presenta come un cancro da estirpare (l'omosessualità), facendosi incarnazione delle proprie fosche ossessioni. A tal proposito emerge un parallellismo caratteriale interessante tra i due; entrambi innalzano a propria difesa una sorta di barriera di facciata, atta ad impedire lo svelamento delle reali pulsioni l'uno verso l'altro. E' opportuno infatti notare, come la rabbia di Francis cresca in realtà da un'ostinata condizione che si è imposto per evitare un dolore alla madre, ma che non riesce più a reprimere dal momento in cui realizza che la sua "attraente preda" sta per sfuggirgli (l'estenuante inseguimento nella radura, che anticipa l'epilogo). D'altro canto anche Tom, nonostante le continue prepotenze subite, sembra accomodarsi a tale situazione in ricordo dell'amore vissuto, convincendosi di poterne magari vivificare le emozioni attraverso l'immersione in quell'ambiente agreste, e finendo quasi con l'assuefarsi al lavoro alla fattoria; al dolore dei polsi tagliati; alle sofferenze di un vitello morente. Sarà l'illuminante dialogo con il gestore di un bar, a risvegliare Tom dal torbido sonno in cui stava sprofondando. Le cicatrici restano, ma ora, i contorni dei volti "fantasma" di quella provincia appaiono oltremodo più chiari.

*Il commento sonoro curato da Gabriel Yared, inizialmente non doveva esserci. La prima stesura del film infatti, prevedeva l'assenza di musiche a favore dei suoni dell'ambiente naturale.


39 commenti:

  1. Alla fine sono riuscita a vederlo sabato al cinema (in Belgio è in programmazione da qualche giorno). Questo cambio di rotta mi piace moltissimo! Ho apprezzato molto anche la musica, infatti la cercavo ieri. :) A questo punto si aspetta "Mommy" con ansia e da quanto si può dedurre dal titolo tornerà a parlare di madri, anche se la figura femminile ha indubbiamente un ruolo importante anche in questo "Tom à la ferme" (quando la madre scoppia facendo e facendosi mille domande è forse il mio momento preferito).

    Note a margine: in sala eravamo comunque pochi e io abbassavo nettamente l'età. La cosa buffa è che c'erano i sottotitoli nonostante fosse comunque francese, beh sì, un francese un po' diverso.. :D

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    1. Anch'io ho apprezzato molto questa sua, diciamo, trasformazione, ma visto comunque i precedenti, con Dolan credo si possa ormai andare sul sicuro. Se invece devo proprio trovare il cosiddetto pelo nell'uovo, a differenza tua, le musiche di per se non mi hanno entusiasmato (troppo classiche per i miei gusti). Sarei stato curioso di vedere come avrebbe reso solo con i suoni naturali, come prevedeva l'idea originale. A ogni modo, aspettiamo Mommy :)

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  2. Non leggo prima, come sempre, la rece ma ti dico solo che per una coincidenza assoluta stavo per vederlo l'altro ieri.
    E' che ho visto Dolan nuovamente in concorso a Cannes e mi era venuta voglia finalmente di vederne uno.
    Poi è saltato, spero arrivi il prima possibile.
    Poi ci ritroviamo qua.

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    1. Questo fondamentalmente è un thriller, anche con richiami ai classici del genere. Un cambio un pò inconsueto per Dolan ma che con grande sorpresa, ha saputo gestire egregiamente. A parte questo comunque, di lui possibilmente ti consiglierei di vedere tutto, ne vale assolutamente la pena fidati! Aspetto un tuo parere allora :)

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    2. Oh,mi dai qualche dritta per avere Luton e Sto Lykos sub ita?

      non credo ci siano in streaming, mi aiuti a capire come fare?

      non ho mai scaricato un film, dimmi te

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    3. Caden, che è successo, ti hanno chiuso i canali? :D
      Ti scrivo una e-mail...

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    4. No, ma ho un iter:

      1 cinema
      2 dvd
      3 tv
      4 streaming

      se i film che cerco non passano, per ordine cronologico e di priorità, per questi canali l'ultima ratio è lo scaricamento. E per quello mi ci pensa mio fratello. Ma ogni tanto faccio prima da solo.

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    5. Scherzi a parte, questo ti fa onore, sul serio! E' che nel mio caso, per le cose che voglio vedere difficilmente potrei procedere come fai te ;)
      Comunque, ho appena fatto una ricerca e posso dirti che i film che citi ancora non si trovano, in nessuna salsa... Se vuoi però delle delucidazioni in merito ai "canali" alternativi, possiamo sentirci via e-mail...

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    6. Che dici,sarà per quello che abbiamo in comune così pochi film? :)

      Ma te allora come li hai visti?

      Forse uno ad un festival, sbaglio?

      No, chiedevo solo per questi due perchè in effetti non li trovavo proprio. Di aiuti generali ancora non ho bisogno perchè tanto i film mi avanzano già con i 4 canali precedenti.

      Ma se hai notizia di questi fai un fischio!

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    7. Festival di Torino, ma solo Sto Lyko.
      Luton era in programma, ma il tempo a mi disposizione non me l'ha permesso. L'ha visto Yorick, qui sotto, al posto mio (che è praticamente il mio doppio) quindi so già per certo che è una bomba :D
      Appena ho notizie comunque ti avverto, vai tranquillo!

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  3. Dunque, premettendo che l'ho visto subbato in spagnolo e, quindi, necessitando di una seconda visione, il film mi è piaciuto meno dei precedenti. Capisco benissimo quando scrivi "Se c'è una cosa che trovo interessante, più ancora della propensione di certi film di genere a tendere verso una linea autoriale, è l'inverso, ovvero quand'è il film d'autore ad incanalarsi nei rami (o nelle spighe di grano, in questo caso) del genere", e mi trovi d'accordo, ma di fatto mi dà fastidio quest'esibizionismo dell'omosessualità, quest'ebefrenia di chi vuole palesarsi al contempo come diverso (estetica) e come uguale (etica). Non so, di fatto mi stanno sul cazzo questi cliché del gay-intruso, dell'omofobo con complessi edipici etc., e insomma per me Dolan rimane uno dei più grandi impostori assieme a Wes Anderson del cinema "autoriale" contemporaneo.

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    1. E' vero quello che fai notare, scrivendo che Dolan si palesa al contempo come diverso (estetica) e come uguale (etica), ma trovo che comunque sia un esibizionismo (o un'espressione, preferisco definirla) più contenuto che in passato e come tale, personalmente non mi ha infastidito. E onestamente, nemmeno nei film precedenti ci vedo tutta questa provocazione anzi, riesce a tratteggiare la sua etica sempre in modo rispettoso e con una certa classe, secondo me. Piuttosto, nel tratteggiare l'omosessualità ho trovato molto più esibizionimo (e fastidio) in film come "Reincarnate" o "Mesa sto Dasos"... Comunque Yorick, ammiro la schiettezza della tua opinione. A questo punto, direi che si potrebbe dare a Dolan il merito, se non altro, di essere a tutti gli effetti il primo regista a metterci in piena discordanza (nemmeno con Korine, era successo) :p

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    2. Ma con Rob Zombie sì! :p

      Comunque, hai ragione nel sostenere che Dolan, una classe, ce l'abbia, ma è appunto una classe che informa il contenuto, che è forma e contenuto e che, insomma, vuole a tutti i costi palesarsi come contenuto. Certo, in "Reicarnate" c'è più esibizionismo, ma c'è anche un'altra classe. Non so che rapporto tu abbia con i film "junkie" thailandesi, ma lì, in Thailandia, sono profondamente legati alla questione ("Insects on the backyard", "Maximos Oliveros" etc.), e quando la palesano la pelesano in maniera così becera, così quotidiana da far impallidire persino un AW, che col suo "Tropical Malady" aveva più teorizzato che mostrato (cosa gravissima - almeno da questo punto di vista - trattandosi di cinema) l'omosessualità, fin quasi a (con)fonderla con l'eterosessualità (intendiamoci, l'omosessualità di AW era un'omosessualità ancestrale, un amore naturale che va al di là del genere e configura la similarità non tanto come "essere dello stesso sesso" quanto piuttosto come "essere ambedue enti naturali" - e sta qui il capolavoro, IMHO). E il punto è proprio questo: che Dolan schizofrenizza l'omosessualità per intellettualizzare il disagio dell'omosessuale, mentre invece i thailandesi lo rapportano per quel che è, ovverosia un qualcosa di quotidiano e ordinario, che non vuole escludersi dalla quotidianità come Dolan ma che è parte integrante della quotidianità: è omofobo, Dolan...

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    3. Il tuo punto di vista è sicuramente corretto, e non metto in dubbio che i thailandesi riescano ad esprimere più liberamente questa condizione. Sai però che con loro non ho tutto questo rapporto e, insomma, a parte AW, il resto diciamo che lo sto conoscendo man mano grazie a te. A ogni modo, che si parli di omosessualità o di qualsiasi altro tema, più o meno scomodo che sia, per quanto mi riguarda resta comunque una questione di seconda rilevanza se un film, stilisticamente/tecnicamente è fatto bene, come in questo caso, credo :)

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    4. Hai perfettamente ragione, e infatti Dolan è da apprezzare moltissimo da questo punto di vista - non c'è dubbio :)

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  4. Una delle cose migliori dell'ultimo Concorso veneziano. L'omosessualità vista come un tabu in un minuscolo paesino canadese, due persone che cercano di colmare un vuoto comune. Il regista ha solo 25 anni ed è (se non sbaglio) alla quarta regia. Tanta roba... :)

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    1. E' stato tra i primi titoli che mi ero segnato per il festival. Ma poi, avendo potuto presenziare solo una giornata, ho dovuto fare delle scelte. Comunque si, questo è il suo quarto film e il quinto (Mommy), verrà presentato a Cannes!
      Mai visto niente di Dolan finora?...

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    2. Purtroppo no, ma è doveroso iniziare il recupero...

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  5. questo del buon dolan ancora mi manca, spero di recuperarlo entro breve...

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    1. In qualche modo sembra essere un cambio di direzione per il giovane, ma sempre all'altezza del suo operato precedente. Recupera tranquillo :)

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  6. Ormai sono mesi e mesi che mi prometto di recuperare qualcosa di Dolan. Ho visto da MUBI che quello che reputi il suo apice fino ad oggi è "Laurence Anyways", comincio da quello?

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    1. Beh, quello è il suo terzo film e senza dubbio, il migliore. Ma è anche un colosso, non solo come durata (168 minuti) ma proprio perchè rappresenta una sorta di suggello al suo cinema precedente. Forse sarebbe più interessante arrivarci partendo dal principio, con "J'ai tue ma mere" e "Les amours immaginares", per seguirne correttamente il percorso formativo.

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    2. Quello si... è che come trama mi intrigavano meno. Specialmente il primo, ma cercherò di fare uno sforzo ;-)

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    3. Ingannano! pure a me inizialmente non ispiravano, ma appena ti ci accosti ne resti pian piano catturato. Tra l'altro, il primo personalmente lo reputo ancora meglio del secondo... prova, al massimo mi cazzierai di brutto :P

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  7. E scusami, scrivo qui perché non so dove farlo... dei 6 fotogrammi in fondo al blog, sotto "Il trascendente", me ne manca uno, l'ultimo in basso a sinistra... mi diresti che film è?

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    1. Nymph (Nang Mai) di Pen-ek Ratanaruang (2009). Lo si potrebbe definire l"Antichrist" in salsa thai. Potentissimo e oscuro!

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    2. ottimo! L'avevo già notato su MUBI e già messo il torrente al lavoro. Antichrist l'ho visto quattro volte...:-P

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    3. Con "Antichrist" mi batti. Dopo averlo visto al cinema ho ordinato il dvd. Feci in tempo a rivederlo solo una volta finchè lo prestai, ora sono due anni che il suo posto nello scaffale della mia collezione è vuoto... E' sempre così quando presti i film, purtroppo!

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  8. Mmmh interessante, lo recupero :)

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    1. Al momento però non lo trovi in italiano. Chissà, che vista la recente premiazione di Dolan a Cannes con "Mommy", decidano per una distribuzione in dvd anche di questo...

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    2. si infatti l'ho trovato coi sottotitoli e non è stato facile beccarlo xD

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  9. Ho letto oggi che "Mommy" sarà distribuito in Italia in autunno. Come al solito ci vuole un premio per far smuovere le cose.. Ora non so se essere felice o meno. Sono un po' gelosa del mio Dolan >.<

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    1. Le premiazioni generalmente smuovono, anche se non è sempre cosi, ci sono esempi di film pluripremiati in svariati festival che comunque, non hanno mai avuto una distribuzione. In questo caso è sicuramente diverso, calcolando che si tratta di Cannes, i cui film da noi distribuiti escono proprio nella stagione autunnale. A ogni modo, il numero di sale sarà sempre esiguo.

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    2. Ricordo che una ragazza italiana gli aveva scritto su twitter chiedendogli della distribuzione dei suoi film da noi (un anno fa circa) e lui aveva risposto qualcosa come: "Mi dispiace, ma i distributori italiani non sono interessati in alcun modo ai miei lavori" :D
      Sì, sicuramente sarà in poche sale..

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    3. Eh.. a mio avviso i distributori italiani sono tra i primi a contribuire alla diffusione della pirateria, ti costringono e poi si lamentano, dispiace dirlo ma è innegabile. La speranza è che le cose, seppur lentamente, comincino a girare in una direzione più intellettualmente equanime, cercando d'accontentare un pò chiunque.

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  10. Dolan è un impostore. Furbo, ma tale rimane.

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  11. Ho visto il film solo ora, a molti anni di distanza, e mi è piaciuto molto. Voglo approfondire la conoscenza di Dolan.

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    1. Ti consiglio "Laurence Anyways" (2012), quello che a mio parere è il suo lavoro migliore.

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