25.3.13

Stellet Licht (Silent Light)

Carlos Reygadas
Messico, Olanda, Francia, Germania, 2007
132 minuti


Un'importante cosa da chiarire innanzitutto, che servirà, per chi si appresta alla visione, ad una più completa comprensione dell'opera.
Secondo le informazioni raccolte in rete, al momento il film di Reygadas è l'unico che esplora la comunità dei Mennoniti (quì per saperne a riguardo) ed è incentrato su un padre di famiglia, parte di quest'ordine d'ispirazione religiosa che vive a nord del Messico. La lingua originale, così come il titolo è il Plautdietsch e ha origini russe. L'esile intreccio narrativo si snoda attraverso la vita di Johan, sposato con Esther e padre di 7 figli, che ha da tempo una relazione extraconiugale con Marianne. Nonostante la moglie ne sia a conoscenza, Johan vive in perenne conflitto e con un costante peso che non riesce ad alleviare, nemmeno attraverso la preghiera. Dopo l'ennesimo incontro con Marianne, nell'albergo dove lavora come cameriera, l'uomo intraprende un viaggio con Esther, la quale, durante il tragitto viene colta da un attacco cardiaco...


L'inizio di un nuovo giorno fà da solenne apertura all'universo mistico svelato da Reygadas; un'alba ripresa in tempo reale (ma giustamente accellerata in fase di montaggio) che già da sola, meriterebbe la visione di questo terzo lungometraggio dell'autore messicano. Tra le sue opere, Stellet Licht è senz'altro quella che maggiormente si distingue per sottrazione ed estensione limite nello spazio/tempo (le lente carrellate verso i soggetti, il viaggio in auto) e forse, anche la più carica di poetica (tutta la sequenza del bagno nel lago, il dettaglio con messa a fuoco del fiore, la lacrima sul volto). Perfino gli imponenti passaggi musicali che dominavano tra le vette montagnose di quell'ineguagliabile esordio che è Japon (2002), vengono quì disintegrati e sostituiti dal naturale suono del creato. La Luce del titolo rischiara le desolate lande dello stato di Chihuaha (Messico Settentrionale) e filtrando tra gli alberi illumina l'abitazione di Johan. All'interno, il ticchettio dell'orologio a pendolo scandisce un tempo che pare infinito (una dilatazione temporale che supera abbondantemente le due opere precedenti) e spezza il silenzio attorno alla famiglia riunita in preghiera, una preghiera in cui Johan si rifugia costantemente per alleviare la pesantezza che attanaglia il suo animo in perenne conflitto. Una scelta impossibile che genera sofferenza; l'amore radicato e solido per la moglie Esther e per la famiglia, o quello passionale per l'amante Marianne, la donna sempre sognata? Dall'alto tutto tace e le risposte a tale tormento, vengono quindi cercate anche attraverso i ridottissimi dialoghi con il padre predicatore, convinto che ciò che sta capitando al figlio sia opera voluta dal Male (o forse è Dio). Il punto centrale ruota proprio su questo quesito: non c'è nessun nemico oltre ai propri sensi di colpa. "Non è nè il diavolo, ne nessun altro, sono io", le parole che pronuncia Johan inginocchiato davanti al letto della (defunta?) moglie. Un urlo esplode sotto la pioggia torrenziale, un cuore si è spezzato dall'incontenibile dolore...
Ora tutto è finito e non si può tornare indietro, un desiderio talmente intenso che incredibilmente si concretizza. E quì Reygadas trascende la soglia del razionale nella sbalorditiva e magnifica sequenza di dreyeriana memoria (Ordet, 1955) della "resurrezione" dove, proprio Marianne, da elemento incrinante dell'equilibrio famigliare assurge a elemento salvifico; con il palmo della mano occulta la luce del sole alla sua vista, sorta di auto-annullamento dalla vita di Johan (da questo momento il sole non splenderà più su loro due insieme) poi, attraverso quel bacio ridona luce e vita alla moglie e di conseguenza, pace a sè stessa, rinunciando per sempre all'uomo amato (“La pace è più forte dell’amore”).
La sua silenziosa uscita di scena dalla bianca stanza della veglia funebre, è accompagnata solamente dal fruscio della campagna che anticipa il tramonto conclusivo. Fine speculare dell'inizio, dove il paesaggio è lo schermo nero e l'unico suono udibile, resta quello della natura avvolta nel buio della notte.... Post Tenebras Lux?...

14 commenti:

  1. non hai messo una cosa che mi ha stupito, a un certo punto appare Jacques Brel alla tv, e piace, magari capiscono le parole, sembra strano Brel tra i Mennoniti:)

    ti ricordi il passaggio?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Me l'hai fatto ritornare in mente ora, ma se devo essere sincero è l'unico passaggio in tutto il film che non mi ha colpito granchè. Per il resto è semplicemente perfetto! Ne hai scritto anche da te?

      Elimina
    2. (quasi) sempre con stile aforistico, o poco più:

      http://markx7.blogspot.it/2011/11/carlos-reygadas-stellet-licht-luz.html

      a me ha colpito la tv con J. Brel perché sembra non c'entri niente, è dell'altro mondo, in realtà il fiammingo e la loro lingua sono abbastanza vicine, forse,
      e però Brel e la religione li vedo lontani, ecc. ecc.

      Elimina
  2. L'ho da tempo in attesa, mi hai fatto venire voglia di vederlo subito .)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fallo che merita! Poi mi fai sapere cosa ne pensi. Hai visto altro di Reygadas?

      Elimina
    2. Visto, davvero un gran film. Grazie. Di Reygadas ho visto Japòn e Battaglia nel cielo. E come te attendo con impazienza Post...
      A proposito, mi è tornato in mente che circa un anno fa ho visto Small Town Murder Songs, un altro film ambientato in una comunità mennonita, degli Stati Uniti del sud. Forse però la cosa non è centrale come in questo film.

      Elimina
    3. Grazie a te, ricordati che sono in debito ;)
      Il film che citi non lo conosco, a quanto pare Reygadas allora non è stato l'unico a raccontare su questa comunità. Siamo in molti ad attendere PTL, che attesa però...

      Elimina
  3. Miriam Toews, scrittrice canadese e di origine mennonita è l'attrice principale del film; nel suo ultimo lavoro pubblicato in Italia :Mi chiamo Irma Voth ( Marcos Y Marcos) fa dei continui riferimenti alla esperienza vissuta durante la preparazione del film . Da leggere assolutamente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questa è un'informazione molto interessante. Penso che seguirò il consiglio, grazie per la dritta!

      Elimina
  4. Ho appena finito di vedere "Japon", che avevo registrato da Fuori(Orario) qualche tempo fa. Mi è piaciuto parecchio, anche se alcuni passaggi sono piuttosto pesanti. A leggere la tua rece, però, il dubbio che mi era sorto guardando "Japon" è tutt'altro che fugato: Reygadas crede in Dio?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so se hai visto Battaglia nel Cielo, anche lì la religione, la fede, vengono rappresentati con una certa insistenza, specialmente nella tormentata "Via Crucis" del protagonista nel finale. Secondo me Reygadas crede, ma al tempo stesso è molto combattuto. Ora bisognerà aspettare Post Tenebras Lux per vedere se questa inclinazione del regista venga ulteriormente confermata, ma presumo di sì.

      Elimina
  5. Stavo giusto pensando di scrivere qualcosa su questa immensa opera, ma dopo aver letto le tue riflessioni a riguardo mi rendo conto che meglio di così è davvero difficile rendergli merito. Mi devo proprio complimentare nuovamente. Certo però che, avendo ben presente "Ordet" devo dire che le riprese qui sono davvero molte: forse, perlomeno qui (di certo non in PTL), trovo Reygadas un po' meno graffiante di Dreyer, soprattutto pensando all'impeto anticlericale di opere come "Dies Irae", quanto piuttosto più attento all' impatto visivo delle immagini e alla cura maniacale dell' inquadratura. Comunque ancora complimenti
    saluti
    - cinepaxy

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio per l'apprezzamento, però sarei comunque curioso di leggere qualcosa di tuo a riguardo. Film di questa impronta (tra l'altro a questo livello), sono carichi di sfumature che ognuno di noi può recepire in maniera diversa. Le riflessioni non sono mai troppe, anche un solo particolare può fare la differenza, e in questo commento lo dimostri già col fatto di aver colto attinenze con Dreyer sicuramente in modo più ampio, visto, in fin dei conti, lo scarso approfondimento del sottoscritto nei confronti del maestro danese. Se ti senti ispirato a scrivere di Stellet Licht, fallo, indipendentemente da questa, o altre recensioni, sarà sempre e in ogni caso la tua personale analisi:)
      Salutoni!

      Elimina