20.10.13

Sügisball (Ballo d'autunno)

Veiko Õunpuu
Estonia, 2007
119 minuti


"Sai che cosa sei? Sei come un personaggio di Bergman, neanche più umano. Un omino che soffre del silenzio del suo Dio, che si divincola nel suo personale mondo in bianco e nero."
  
Divincolarsi; nell'incomunicabilità e nella solitudine di un'esistenza abulica, negli spazi angusti e soffocanti di una realtà post-sovietica di cui restano solamente macerie, detriti, strutture architettoniche imponenti che emergono dal fango, avvolte nel grigiore autunnale.
Lungometraggio d'esordio del regista estone Veiko Õunpuu, dopo il corto Tühirand e prima di The Temptation of St. Tony (qui). Premiato nella sezione Orizzonti al 64° Festival di Venezia, Sügisball è un affresco corale venato di amara ironia, sulla condizione esistenziale di una serie d'individui, di vite frammentate, di anime accorate che corrono parallele, sfiorandosi per brevi istanti, per poi disperdersi nuovamente nella plumbea periferia di una città dell'Estonia. Õunpuu dirige una sfilata di personaggi alquanto eccentrici, che riportano immediatamente alla memoria quell'umanità caricaturale tipica del cinema di Roy Andersson; ecco dunque, che assistiamo alle gesta di uno scrittore, frustrato per l'abbandono della sua ragazza; un portiere d'albergo erotomane in cerca di un futuro migliore; una giovane madre separata, con lavoro precario e figlia a carico; un sofisticato architetto e sua moglie, in crisi coniugale; un pensionato accusato di pedofilia. Tutti sigillati nella loro desolazione, incapaci di reagire, di relazionarsi con criterio, di manifestare apertamente le proprie incertezze: "Siamo sinceri una buona volta, veramente sinceri, senza paura di mettersi in cattiva luce". Ecco quindi, che l'uomo cerca di esprimersi attraverso comportamenti stravaganti, bizzarrie che dissimulano quel suo "silenzio bergmaniano". E nel suo incedere prevalentemente grottesco, dal palcoscenico di questa "danza autunnale" di anime in disfacimento Sügisball svela le ceneri di una società, di una popolazione come quella baltica, che forse, più di qualsiasi altra nell'est-europa, è rimasta profondamente segnata dalla dominazione sovietica (vedasi il tangibile cinema di Sharunas Bartas), dove ogni azione compiuta, ogni gesto, anche il più rasserenante e carico d'aspettative (la riconciliazione finale), rimane comunque perturbato da una metropoli incombente, che tutto assorbe. E come in Crepuscule, alla fine, il paesaggio industrializzato governa e sottomette alla sua imponenza le debolezze di un'umanità alla deriva; dalle strade limacciose (il tizio che abbandona l'auto nel fango) alla ruggine che corrode l'acciaio dei cancelli (foto in alto). Gli edifici, non restano altro che alveari di cemento da cui osservare, immobili, il vuoto: il vuoto della propria esistenza.

8 commenti:

  1. Recensione molto bella per un film che sembra estremamente interessante... la citazione iniziale "Sai che cosa sei? Sei come un personaggio di Bergman, neanche più umano. Un omino che soffre del silenzio del suo Dio, che si divincola nel suo personale mondo in bianco e nero." mi ha letteralmente conquistato... cerco di procurarmelo all'istante!

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    1. Hai ragione, quella frase ha colpito immediatamente pure me. Pur non essendo magari la più importante nel film, a mio avviso è senz'altro quella che rispecchia in maniera perfetta lo stato d'animo generale dei protagonisti... Io credo che l'apprezzerai.

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  2. Visto e piaciuto qualche mese fa ma credo di aver preferito The Temptation of st.Tony...non fotterà una minchia a nessuno però menzionerei il "jazz" funereo dei Bohren & Der Club of Gore che mantiene gli accenti del film più sul lato amaro/drammatico che grottesco..e per chi bazzica su questi bloggacci, dovrebbe essere una cosa positiva ;)

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    1. Più che giusto, fai bene a menzionarli, perchè come avrai notato nei post cito spesso le soundtrack, ma devono colpirmi in modo particolare, cosa che questa volta non è successa, per ciò che mi riguarda (ma bada che musicalmente sono decisamente scentrato, dunque la mia opionione non fa testo :) A questo punto invece, approfitto per menzionare (vista la dimenticanza) quei strabilianti "flash" sulla natura autunnale, inseriti nei primi dieci minuti (quando lo scrittore rivive i felici momenti del suo rapporto con la ex) e che secondo me fanno molto psichedelia '60/70, alla Pierre Clementi, per intenderci.

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  3. Bel film, me lo citò bombus tempo addietro, quasi un anno ormai, e io lo vidi subito. Purtroppo, ero ancora poco avezzo a un certo tipo di cinema, sicché, ahimé, l'ho potuto apprezzare solamente a metà, ora meno dei st. Tony. Dovrei rivederlo, alla luce della visione di st. Tony (grazie per la citazione, a proposito) e della tua recensione, che ancora una volta scopre, tra le pieghe del film, rimandi raffinatissimi e, a memoria, azzeccati.

    P.S. Rombro, i Bohren & Der Club of Gore sono una delle band che stimo di più nella musica contemporanea, mi sa che andiamo d'accordo, visti i rimandi musicali nell'altra rece, pure in fatto di musica.

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    1. Di "st. Tony" ne parlate tutti ottimamente, pensa che manca ancora al mio appello, ma ho già combinato. Certo è, che dopo averne letto da te mi sono imbattuto anche in alcuni screenshot che hanno aumentato la mia curiosità. Ora la visione di questo "Sugisball" conferma che Õunpuu è assolutamente uno da tenere d'occhio.

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    2. Io voglio assolutamente rivederlo, ricordo, se non sbaglio, che bombus fu abbastanza tiepido (ma potrei ricordare male) di fronte a questo "Sugisball" e io proprio non lo ricordo come una commedia, per quanto amara...

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    3. Ma guarda, ci sono dei momenti esileranti, secondo me tipici di questi film corali, tessuti apposta per far emergere una realtà drammatica; esempio il già citato tizio che sfascia l'auto o l'abbordaggio al bar, ecc. Diciamo che i personaggi sono tutti caricati esageratamente, le situazioni portate all'estremo. Come scrivevo, l'esempio più calzante lo si può riscontrare con lo svedese "Songs from the second floor" di Andersson, ma anche "Rengeteg" di Fliegauf ci può stare, quello sì, decisamente più cupo.

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